Ogni sua poesia si traduce in nitide immagini, dove la luce, l’ombra, i colori sembrano essere quelli dei suoi quadri. Non a caso le prime due sezioni di questo libro, un felice esordio , sono intitolate appunto “La Terra “ e “La Luce”. L’ultima sezione , “Le Parole e il Corpo”, è un incessante muoversi del soggetto tra ricerca di fisicità e anelito di spiritualità. Tema ricorrente in molte poesie è l’alternarsi delle stagioni: estate e inverno metafora di uno struggente e al contempo materico “essere dentro” alle cose della vita a cui si contrappone una dolorosa ma contenuta rassegnazione alla presenza costante della morte che ogni essere vivente, proprio in virtù del suo esistere, porta con sé. I sentimenti e i pensieri del poeta, le esperienze vissute, gli incontri significativi che alimentano e danno senso al suo vissuto, sembrano trovare il loro correlativo oggettivo nel ritmo delle stagioni (“ci incontreremo in maggio, all’inizio di dicembre”), nel nascere e morire degli elementi della natura. Così nella poesia “ A Mimmo” la morte diventa “la mela raggrinzita nel cestino” ; in un’altra paragona la creatività da cui nasce la poesia allo sbocciare dei fiori e a quel senso di felice stupore e appagamento che lo scrivere accompagnato da un paziente “labor limae” comporta :“Poiché/tra i fiori allungo le mie dita/conosco la vertigine del piccolo./La rosa stessa me l’ha insegnato./Cascare dentro il calamo/è prendere le stelle/in rapida salita”. La prima poesia della raccolta si intitola “La Nascita”. Venire alla luce già implica, prima o poi, ritorno al buio. Testoni affronta, come già accennato sopra, il pensiero della morte, non cerca vie di fuga, non la esorcizza , come spesso tenta di fare il pensiero dell’era postmoderna, cercando l’illusione di un’eterna giovinezza in maniera a volte patetica e grottesca . Così, in ciò che ad uno sguardo distratto e superficiale può apparire insignificante , il poeta scorge il senso profondo delle cose: nell’auto che si ferma per un guasto, dopo un ultimo sforzo del motore, trova “Il vuoto adoperarsi di ogni morte” ; pensa al proprio ineluttabile destino, cerca “un brivido di luce”, “L’ultima luce, privata, solitaria./Così banale./Per me, che me ne vado,/l’universale male”. Ma proprio nella piena coscienza della precarietà dell’essere umano Testoni afferma il suo struggente amore per la vita .Così nella foglia “accartocciata /e chiusa (…) si è acceso/ all’improvviso/il suono infastidito di un insetto”.Molteplici i riferimenti letterari : i sentimenti che nascono durante l’attesa di una persona cara, rivissuti in modo originale nelle figure omeriche di Penelope e del cane Argo; il senso di smarrimento che provoca nell’autore la tragica fine di Virginia Woolf; i passi del Vangelo secondo Matteo dove la luce del mondo e il sale della vita appartengono ad ogni uomo che segua la strada della salvezza. E poi sentire propri il dolore, la sofferenza per le tragedie e le ingiustizie di questo mondo, come nelle poesie che ricordano il drammatico terremoto che sconvolse l’Umbria nel 1997 o in quella dedicata allo scrittore e intellettuale nigeriano Ken Saro Wiwa, promotore del Movement for the Survival of the Ogoni People, impiccato nel 1994.C’è in Testoni una fiducia sincera nella parola poetica, unica possibilità di dare senso alle cose, di “vestire il pensiero” come affermava John Dryden, di “valere solo ciò che vale il silenzio dell’atto”, come ci ha insegnato Josè Saramago. L’autore lo sottolinea in molte sue liriche : “Parola /di te amo la misura, le proibizioni note/che fanno vela.(…)Parola attesa come un campo/ di fatiche stagionali, /il solco è troppo giovane/per dire alla memoria/mi ricordo”. Se la poesia è aspirazione alla bellezza e dunque consolazione, cura di ogni dolore intimo e profondo, i versi di questo giovane autore ci inducono a riflettere sul valore del linguaggio poetico che dà significato alla nostra vita perchè, come annota l’autore citando Walt Whitman “I corpi sono parole, migliaia di parole”.

(Laura Garavaglia)