SE NEL SILENZIO SCINTILLA LA PAROLA di Anna Maria Farabbi

“Intensa, sempre lì, senza convenzioni verbali, attenta, inquisitiva. Mi telefonava tra le sette e le otto dalla sua casa a Firenze in Corte San Giorgio 30. Da quella casa che dava sulla città attraverso un gran finestrone e su S.Miniato. Ecco la sveglio! Mi diceva telefonandomi” Con voce lenta, morbida, granulosa, come di chi è stanco per tanto viaggio, tanto sentire la presenza di sé e degli altri, Gianfranco Draghi mi dice del suo tempo con Cristina, tanti anni fa, guardando indietro dentro un imbuto. E permettermi di vederla attraverso lui, dentro la sua stanza, lei acutissima come una sentinella accesa e allarmata.
In questa notte fonda, ora, salutando Gianfranco, comincio a scrivere un piccolo tappeto di figure attorno e dentro l’opera di Vittoria Guerrini. Qualcosa su cui ho lavorato interiormente da anni, tra le sue pubblicazioni e i suoi carteggi. Letture come ruminazioni, passaggi di frasi come valichi, soste sotto la pioggia a punte precise e acuminate, venti che mi hanno spostato la spina, rovesciato e deposto in terra per ere. Questa scrittrice vive in me in uno dei fondamenti della mia esistenza. Mia maestra. Nei significati da lei raggiunti e nella capacità linguistica in cui modella la prosa.

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