Oggi si assiste alla mutazione rivoluzionaria che porta l’uomo dalla condizione di “homo faber” a quella di “homo creator” . Oggi l’uomo non si limita a trasformare la natura in modo da renderla abitabile, ma è in grado di mutare le stesse leggi della natura aprendo a un futuro imprevedibile.

Se è vero che per la propria carenza istintuale originaria, l’uomo si è differenziato dalle altre bestie determinando le condizioni necessarie al mantenimento e riproduzione della propria vita, è anche vero che l’uomo ha sconfinato, per faustiano desiderio di onnipotenza e per freudiana pulsione di morte,ha sconfinato dalla propria Signoria Prometeica per assoggettarsi alla logica strumentale dell’utile immediato elevando come “fine” non la propria sopravvivenza felice, ma la tecnica produttiva in sé e per sé , divenendo prigioniero di un mondo di prodotti-cose, percepite come “oggetto di desiderio”, di un mondo da lui stesso costruito.

Così, oggi, l’uomo è allo stesso tempo Signore e Schiavo dell’ Apocalisse che è in grado di procurare progressivamente (con inquinamenti di vario tipo) o di scatenare con l’energia atomica in forma di bombe o di occasionali incidenti.

Nel contesto potenzialmente drammatico di società patogene globalizzate, nel contesto di condizionamenti istituzionali, politici e materiali, la scrittura poetica ha l’occasione di manifestarsi oggi come valore di verità attraverso una bellezza insubordinata a cui consacrare il linguaggio creativo, ponendolo al sicuro dalla dissoluzione decisiva e dalla disgregazione del “parlar materno”.

Sappiamo come nella storia dell’uomo la Verità, intesa come assoluta, ha eretto roghi, col filo spinato ha delimitato luoghi per lo sterminio etnico e ideologico, affogando le vittime nel fango della menzogna e del disprezzo. Verità e menzogna, unite in nozze inscindibili, hanno falsato il rapporto delle persone tra di loro e con se stesse, con la società a le forme storiche del potere.

In modo mirabile, a chiusura della sua “La Repubblica”, Platone ci suggerisce che solo il mito può indicare come l’uomo può realizzare la sua intima natura. E, caduto in battaglia, risuscita sul rogo e narra ciò che ha visto nell’aldilà. Mille anni dopo la propria morte, giusti e ingiusti si ritrovano a scegliere il proprio demone guardiano. Prima di tornare reincarnati sulla terra, bevono delle acque della dimenticanza dell’Amalete, obliando così la scelta perpetrata. Il mito indica il soprasenso necessario per potere costruire ognuno la propria vita, e questo permanendo fedeli e in perpetua ricerca del proprio demone (pur ignorandone l’essenza).

In questa epoca in cui l’uomo è diventato “homo creator”, epoca in cui è in questione non solo la sopravvivenza di un singolo, ma la stessa sopravvivenza dell’umanità, la globalizzazione massificata trasforma le persone e le nazioni in burattini manovrati dalla ragione economico-finanziaria, la bellezza insubordinata è nutrimento essenziale per la costruzione di individualità autonome irripetibili, fedeli al proprio “demone” originario, “bellezza” nutrimento atto a liberarci da una situazione estraniante e dalla convinzione di non avere più un “futuro”.

In particolare, la poesia “ERoica” può manifestare la fiducia in se stessi tale da spingere le persone ad agire secondo uno stile esemplare per preservare la vita altrui e della umana comunità. La poesia “ERetica” aiuta a perseguire la ricerca di una trascendenza non dogmatica.

La poesia “ERotica” a scoraggiare la brutale libidine pornografica per tracciare i sentieri che rapiscono la persona desiderata-amata nelle dimensioni del sacro e del cosmico.

Tutte le vie di salvezza simbolica portano verso una futura “bellezza insubordinata”. “Fight for beauty”.