Con il senno del tempo trascorso, risulta evidente quello che all’epoca non era visibile: cioè che è grazie alla estraneità di questa poesia rispetto a quella del suo tempo che essa salva il suo contenuto di verità esistenziale e stilistica. Si verifica così un allargamento del suo spazio lessicale e tonale pur entro il binario della poesia-confessione rigorosamente incentrata sull’«io» lirico, in una banda larga di oscillazione e di bilanciamento tra innovazione (moderata) e conservazione (innovativa) con conseguente stabilizzazione stilistica. Prima opoi, una seria riflessione dovrà pur essere fatta sull’importanza e sulla centralità della poesia della Merini nella linea di una poesia modernistica di livello europeo rispetto a posizioni più ortodosse e meno autentiche (ed anche stilisticamente meno rilevanti) di altra poesia femminile come quella di Marialuisa Spaziani.

Va ad indiscutibile merito dell’editore LietoColle l’aver pubblicato una serie di opere di questi ultimi anni di indubbio valore della poetessa milanese e di aver contribuito a far conoscere la sua poesia ad un pubblico sempre maggiore: Doppio baciomortale, Lettera ai figli, Lettera a Maurizio Costanzo, Lettera ai bambini, Requiem e quest’ultimo Sonetti d’amore e angeliche pene (a cui va aggiunto Eroticamore – passioni e riflessioni-nov 2009 – n.d.r.)

G.Linguaglossa

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