Lettera di Anna Maria Farabbi

da un rifugio sull’appennino
umbro–marchigiano
il 6 gennaio 2014

Ho appena ascoltato il tuo canto. E messo la testa ustionata da parte, con le orecchie a rovescio.
Il vento ulula e sposta le nuvole bassissime. Quasi anche me. Mi trattengo con la schiena sfinita alla parete esterna del rifugio.
Non rientro ancora, malgrado sia freddissimo, tempesta in corso con lampi che squarciano, aprendo prospettive di cime appen-niniche e infernali corpi gassosi.
Ricordo molti anni fa, qui tra le assi di legno, immobilizzata dal furore del vento, vidi sradicare cespugli, tegole, capanni, gli og-getti attorno alla casa. Dopo un intero giorno di massacro, sembrava che tutto fosse ritornato fermo, leggibile, vivibile: gli uccelli stecchiti per terra intrappolati, sbattuti, senza nido né canto. Come si espres-sero durante la tragedia? In una frenesia plurale di assolo, di boati dissonanti, urticanti.
Ti sei immersa – Fernanda – dentro questi sonori vortici esi-stenziali, filando un canto immobilizzante per la sua tragicità. Questo è il nostro pane quotidiano. La storia è qui: spalancata in terribile tempesta.
La domanda unica, infilzata in noi, come lo gnomone dentro la meridiana, a ferragosto, vive di queste parole: Vogliamo ancora cre-dere alla nostra umanità? Siamo ancora in grado di credere alla congiunzione degli uni agli altri? Se non con amore, con civiltà?
Il mio sì, Fernanda, è detto dal corpo, non dalla testa che rotola a parte, via da me.
Malgrado tutto, tu l’hai cantato.

Anna

lei è ed è se stessa

i piedi senza radice
e le mani dentro la terra
per cercare il capo del filo
il lungo fittone del fiore
dissacrato l’umore verde
vegetale castrato
l’occhio di pernice incastrato
un callo inossato un morso per frenare lo zoccolo
e la bocca aprire con un ferro di fame
l’osso sentire in ogni bestia
oscurata dal verme mangiata
fino alla fine massacrata e più vera
nella vera di quel pozzo
senza fondo di voci in cui
ogni giorno si accende e poi s’impicca l’amore

ferni

Fernanda Ferraresso, è nata a Padova nel 1954, dove vive e insegna presso il Liceo Artistico e Istituto d’Arte P. Selvatico. E’ curatrice e responsabile del sito web Cartesensibili.
Pubblicazioni cartacee: con Il Ponte del Sale, Migratorie non sono le vie degli uccelli, Ombre come cosa salva, Il Purgatorio letto dai poeti, Canti I-IX; con CFR nelle raccolte Cuore di Preda, Il ricatto del pane, Cronache da Rapa Nui; con Lietocolle nelle raccolte Luce e notte, L’ustione della poesia; con Lucaniart Scrittori & Scrittura Viaggio dentro i paesaggi interiori di 26 scrittori italiani; con Rayuela Edizioni Sotto il cielo di Lampedusa. Numerosi suoi testi letture critiche appaiono in noti siti web.

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