di Cosima Borreli

fonte: Extra Magazine

Educa il cuore, apre la mente, riempie i vuoti, cura le ferite. La poesia è necessità e quando chiama non si può far altro che rispondere. Intervista all’autrice di “Ritorno Sorgente”, che a quella chiamata ha risposto

Discorrere con  Alessandra Peluso è stato un  vero piacere. Una persona delicata, sensibile, raffinata. Una giovane scrittrice salentina che ci presenta “Ritorno Sorgente”,  la sua ultima fatica letteraria. In questa silloge, l’Io poetico crea evanescenti atmosfere che avvolgono le parole, armonizzando il canto della poesia. L’intensità si snoda attraverso l’energia dirompente  e la vitalità che apre squarci nell’abisso del proprio sentire.

Partiamo con una domanda che ravviva il fondo dell’anima di ogni poeta: cos’è l’esperienza della poesia per Alessandra Peluso e cosa significa essere poeta oggi?

«E’ esigenza, come scrive Derek Walcott, è cura e come spesso dico è una fedele compagna.

Io studio innanzitutto tutto e cerco di conoscere i poeti del passato, classici, contemporanei e salentini in particolare, perché credo fermamente che occorra conoscere prima le proprie origini. E il Salento pullula di poeti, come Antonio Verri, Claudia Ruggeri, Salvatore Toma. Ho tuttavia conosciuto anche poeti viventi – maestri – dai quali cerco di apprenderne saggezza e semplicità come Antonio Errico, Maurizio Nocera, Mimmo Tardio».

Secondo Rina Durante il poeta è una delle professioni più difficili…

«Non so dirle precisamente se è una professione, per me è necessità, ed è vita non materialistica né superficiale ma profonda, densa di emozioni. Non può né deve esistere un tornaconto nell’essere poeta, perché la poesia cerca solo amanti, non deve convincere nessuno. O la si ama oppure no, e a chi non si accosta ad essa dico che è una perdita notevole per l’animo».

Quando nasce in lei l’esigenza di affidare alla scrittura i suoi pensieri e il suo sentire più profondo? 

«Scrivo quando provo emozioni forti siano esse positive o negative, la mia musa ispiratrice è l’amore, un po’ come Saffo, Alda Merini, Sandro Penna. Inoltre alle volte mi servo della poesia o lei si serve di me per sognare, rendere disincantata la vita quando le circostanze non lo permettono: “i poeti combattono, sudano per adattare l’atona vita al ritmo dei versi” (Claudia Ruggeri)».

Qual è un poeta a lei caro?

«Amo la poesia di Antonio Verri, la sua ricerca spasmodica nell’uso delle metafore puntuali e sorprendenti, amo l’inquietudine di Salvatore Toma ed è stato disarmante leggerlo. Così com’è magistrale la poesia di Claudia Ruggeri: non ho mai letto dei versi di tale levatura».

Quali sono state le letture  più significative nel suo percorso di vita?

«Di solito i libri che scelgo fungono da calamita, mi attraggono in un momento particolare della mia vita determinati argomenti che mi appresto immediatamente a leggere e poi avverto il profumo; l’essenza che emanano non è quasi mai ingannevole.

Mi viene in mente il libro “La pazza della porta accanto” di Alda Merini (Bompiani, 2011) , “Ecce homo” e “Cosi parlò Zarathustra” di F. Nietzsche, o Albert Camus dal quale poeta, filosofo e letterato sono affascinata. E non è stato un caso amare queste anime poliedriche, eclettiche, sensibili e profonde. Prediligo spaziare, sono libera e amo la libertà, penso sia riduttivo trincerarsi in un unico poeta o scrittore. Pertanto, tutto ciò che desta il mio interesse leggo, studio, conosco, mi soffermo, rifletto».

Quale dovrebbe essere il compito del poeta oggi? 

«L’unico compito che ha il poeta è quello di prendere la vita è farne oro colato. La poesia educa il cuore, riempie i vuoti, cura le ferite. La poesia è tutto: è un modo per sfuggire dalla realtà alienante ed effimera, abitudinaria, ma anche un escamotage per sognare o per andare incontro alla vita e non contrastarla, evitando di farsi male. Semplicemente la poesia è vita».

Ci parli della sua ultima pubblicazione “Ritorno sorgente”. 

«“Ritorno Sorgente”  è  la mia vita: è sorgente fresca di acqua zampillante, fonte di vita – alla quale mi auguro – attingano molti amanti senza giudizi né pregiudizi. Il titolo è stato a mio dire ben interpretato: si può avere a che fare con due sostantivi o un verbo ed un sostantivo: sorgente come la sorgente della vita e della poesia. La stessa “fonte” citata da Nietzsche.          Posso dirle che è come un figlio una volta messo al mondo va lasciato libero di compiere il suo percorso e saggiare l’esistenza con tutti gli imprevisti, gli ostacoli che la vita gli pone. Ecco questo è il mio libro non più mio, ma di tutti. Certo io non resterò a guardare, ma lo proteggerò e lo curerò se sarà il caso».

Il suo senso poetico si rispecchia anche nella scelta dell’immagine di copertina,  uno splendido dipinto di Edmund Dulac intitolato “Selene and Endymion: è una scelta istintiva oppure richiama  il mondo poetico rappresentato dalla sua scrittura?

«Nulla è casuale nel mio libro. Ogni dettaglio ha un senso e un significato, così come la scelta dell’immagine del mito di Endimione e Selene: rappresentano appunto l’amore incondizionato, assoluto di una donna verso un uomo. È qualcosa di magico, di estremamente affascinante, se pur non reale.

Non credo nella casualità, penso che nella vita tutto accade perché lo cerchi, lo attrai a te ed è qualcosa che nasce e agisce nel pensiero di ogni individuo, bisogna però acquistarne consapevolezza, ed è qui che risiede la difficoltà maggiore».