Fonte: LietoColle

Jesús Marchante: Siamo a casa di Marga Clark, fotografa e scrittrice. Marga, vorrei iniziare proprio da questo tema, tu come di definiresti?

Marga Clark: Beh, cerco di non definirmi, però mi piacerebbe dire che la poesia è senza alcun dubbio l’origine di tutta la mia creazione.

JM: E siamo qui soprattutto per parlare di un libro che sta per essere pubblicato in Italia, che s’intitola L’odore del tuo nome. L’odore del tuo nome fa allusione a un nome, è evidente, io so di che nome si tratta ma preferisco che sia Marga a dirci a quale nome fa riferimento il titolo del suo libro.

MC: Il nome fa riferimento alla memoria di mia zia, la sorella di mio padre, Marga Gil Roësset, una donna e un’artista di una forza e un talento straordinari. Mi chiamarono Marga in suo ricordo, ma nella mia famiglia è stato sempre un tema tabù. Io sapevo soltanto che era morta quando era molto giovane e la sua memoria era stata messa sotto silenzio. Mia zia era considerata una bambina prodigio a quel tempo. Dominava il disegno, l’acquerello e la scultura già in giovanissima età. Iniziò quando aveva più o meno setti anni, cuando scrisse e illustrò un racconto per sua madre, La niña curiosa, e qualche anno dopo illustrò i racconti che scriveva sua sorella Consuelo, che aveva tre anni più di lei. A quindici anni Marga già intagliava nel legno e qualche tempo dopo impiegava il martello e lo scalpello per scolpire nella pietra e nel granito. Fu una delle prime donne a scolpire nella pietra, doveva avere molta forza nelle mani. Marga conobbe Juan Ramón Jiménez l’ultimo anno della sua vita, nel 1932, quando le fu presentato da un’amica comune una mattina in cui era andata a un concerto, ma il poeta e sua moglie, Zenobia, sapevano già dell’esistenza di queste due sorelle di grande talento, perché furono proprio loro a lasciare alla coppia in regalo, nella portineria della casa in cui viveva, un racconto, El niño de oro, che Consuelo aveva scritto e che Marga aveva illustrato, a dodici anni. I disegni erano di una modernità, di una passione e di una tecnica così perfetta per una ragazzina di quell’età che il poeta rimase profondamente commosso. E per questo, quando Marga conobbe Juan Ramón e sua moglie, a ventiquattro anni, i due decisero, dopo aver visto la sua opera, che avrebbe dovuto scolpire i loro busti. Nel corso di alcuni mesi di intenso lavoro a casa del poeta, Marga finì il busto di Zenobia, e s’innamorò perdutamente di Juan Ramón, e dal momento che non vedeva nessuna via d’uscita a questa situazione, a quell’amore assolutamente romantico e platonico, si immolò. Sappiamo che il suo amore fu platonico perché lei stessa scrisse nel suo diario, otto giorni prima della sua morte: “Se tu… spontaneamente, mi dessi un bacio”. E nel suo diario esprime anche la sua disperazione di fronte a una situazione amorosa che considerò impossibile, quando disse: “E siccome senza di te… né voglio niente, né niente m’importa… la cosa migliore è morire…”. Marga si sparò alla tempia e in questo modo mise fine alla sua breve e intensa esistenza. Il tragico destino di mia zia è sempre stato un tema tabù nella mia famiglia, però anche se non si parlava di lei, io intuivo la sua presenza nella sua opera, nei suoi disegni e nelle sue sculture, che tra l’altro erano firmate con il suo nome. Mi chiedevo sempre chi fosse quella persona, che si chiamava come me, che faceva quelle sculture e quei disegni così incredibili, così pieni di emozione e di passione, e mi chiedevo perché non si parlasse mai di lei. In quei momenti non capivo molto bene la sua opera, però la sentivo molto dentro di me. Le sue illustrazioni, i suoi disegni e le sue sculture destavano in me molte emozioni, emozioni diverse; contemplando le sue opere presagivo la tragedia e il dolore, perché erano drammatiche e strazianti e avevano un’anima. Anni dopo, quando andai negli Stati Uniti con una borsa di studio, a diciannove anni, portai con me la memoria di mia zia Marga, e non ho alcun dubbio che fu proprio lei a far sì che io mi lanciassi nel mondo della creazione. Marga, la donna e l’artista, è stata sempre parte del mio immaginario creativo e, di conseguenza, probabilmente ha avuto una grande influenza su tutta la mia opera, tanto su quella artistica quanto su quella letteraria. CONTINUA

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