Credo sia un’interessante introduzione a Milanomania il breve brano che Gianluca Lattuada scrive sulle note biografiche del suo sito www.gianlucalattuada.com:” sono nato e vivo nella periferia milanese in un comune che vanta il record nazionale di sessantasette etnie in meno di tre chilometri quadrati: un “ombelico del mondo” di culture, storie e colori, tanti problemi sociali e di integrazione, ma anche un’opportunità da cogliere irripetibile.”

 

Milanomania

 

I.

L’acciaio dei palazzi si scioglie
e il vetro non trova più supporto
per riflettere il bello. Cade a pezzi
lentamente, nessuno si accorge
del rumore della crepa che si allarga
e si fa spazio come un tumore
nascosto dai passi di chi è in ritardo
sul tabellone della stazione.
Quattro minuti bastano per trovare
un senso ai piedi che sprofondano
nel cemento, per maledire la voce
che dall’alto ci obbliga a dire:
anche oggi è un giorno perso.

II.

Aspetto sul muretto della Centrale
l’arrivo di una freccia a trafiggere
la carne, esposta ai ladri di rame
sulla linea, schiacciata dal sole
che rende malleabile la materia.
Gli occhi della Madonna chiusi
per non vedere l’ultimo compro oro
aprire la bocca trasformando catene
spezzate in origami di carta, ma la croce
della morte* ha oggi allungato le ombre.
Gli analisti hanno suonato l’allarme,
gli Dei hanno iniziato a scendere
dall’Olimpo, una luce meridionale
si è accesa e lampeggia, la gente
si sposta dalla linea gialla di confine
tra il restare e il partire. Dal convoglio
scendono volti segnati, visti migliaia
di altre volte, tutti uguali, al telegiornale.
Si mettono in fila, ordinati, rinchiusi
in gabbie dalle pareti di carta burocratica,
annusano l’aria nuova nascondendo
un sorriso. Da lontano, tra centinaia
di sconosciuti, riconosco
il tuo modo di camminare, le tue gambe
snelle e nude, le All Star consumate
dal tempo. La freccia si è fermata
a Milano e ha portato aria nuova
prima di proseguire oltre.
* La “croce della morte” è un segnale di analisi tecnica che anticipa un’inversione di trend verso il basso.

III.

Oggi il silenzio in Bovisa è stato rotto
da una ruspa che spostava macerie, l’amianto
bucato del tetto è stato imballato e portato
lontano, altrove, insieme ai ricordi
e alle preghiere buttate nell’angolo.
Il campus universitario è deserto
e i treni che passano sembrano capire
lo stato delle cose: si fermano solo il tempo
necessario per fare scendere un pendolare
e qualche extracomunitario. L’ex gasometro
immagazzina scorie di vite a cui è stata
negata la riqualificazione, l’obiettivo
della trasformazione del tessuto umano
è stato mancato dalla didattica e dalla ricerca,
“inattuabile” è stata bollata l’idea
dal Ministero delle iniziative.

IV.

La purificazione dell’anima non è
obiettivo che mi compete, con te
che sei veleno, tempio di ogni perversione.
Ho guardato negli occhi chi mi ha tenuto
aperto il portone di ingresso, erano
languidi, tranquilli, in estasi. Avviso
di chiamata necessario, contratto
diplomatico per non far esplodere
missili dell’est Europa, puntati
verso occidente. Zona Certosa questa notte
sembra tranquilla, i pochi trans per strada
ridono, il Brasile ha vinto una partita
di qualificazione. Al paninaro, due vigilanti
attendono il proprio pasto sereni, prime
notti di estate nel silenzio della metropoli.
Nessuno ha fatto caso all’Opel Corsa nera
in quattro frecce in attesa al confessionale
per l’assoluzione. Il prezzo da pagare
non è mai abbastanza per lavare
la coscienza, ho bisogno di un bicchiere d’acqua
per schiarire la voce e presentarmi
per quello che sono: un uomo nudo
di fronte alla verità del momento.

V.

Letture verticali in Piazza Gae
Aulenti, dibattiti sui piatti
mezzi vuoti abbandonati
sopra i tavoli, tu che cammini
alla mia sinistra senza che la mano
mi sfiori, mi chiedi qual è il senso
dei condotti in cui si parla
al vuoto dello spazio, sperando
in un orecchio vigile. Ti rispondo
dopo qualche secondo di silenzio,
tutto è disegno in equilibrio, l’errore
si vede solo in controluce. Il segreto
è che nessuno ha più la forza
di piegare l’orizzonte.

 

Gianluca Lattuada