Dalla prefazione

Ironia e disincanto sembrano davvero connotare questa persona poetica – amante e poeta in limine, quasi senex dallo sguardo rivolto alla ricerca di un passato sfuggente (che non è ancora avvenuto, e che perciò lo lascia alla deriva: “C’era veramente un passato/o il tuo nome è sempre stato nessuno?”). E tuttavia l’ “approdo” mediterraneo delle poesie dell’ultima sezione, ritrova quella voglia di soprendersi nella sensualità e insieme nella forma eterna, inalienabile, del mito […].

Recensione di Marco Simonelli su “Sensi diversi” (fonte: www.retididedalus.it)

In Sensi Diversi Luca Baldoni si espone in prima persona, senza l’uso di maschere liriche, in una cronaca ritmica del proprio vissuto. Studioso interessato alla scrittura di genere e autore di un brillante saggio sul canone della poesia omosessuale maschile del novecento italiano, Baldoni avrebbe tutti gli strumenti necessari per costruire un linguaggio artificiale o parodico, un “poetichese” magari di stampo penniano attraverso il quale esprimere il proprio discorso. Da poeta consapevole però sceglie di abbandonare il proprio bagaglio culturale per inseguire con straordinaria tenacia una voce personale, priva dell’eccesso narcisista che ha caratterizzato per esempio la parabola poetica di Dario Bellezza. Sebbene attraversata a tratti da frammenti amorosi qua e là epigrammatici, altrove tendenti ad un romanticismo sensuale e disperato (“Forse sento quello che ancora tu non vedi: / hai un cazzo che è una mazza, ma temi ancora / a menarlo per il mondo”; “mi tieni dall’altro capo / di un abisso insormontabile”) la raccolta raggiunge il suo vertice espressivo nel poemetto “Diritti”, ispirato al tema delle unioni civili: una cronaca ritmata di vivace ingegno associativo che sfoggia un linguaggio piano e musicale, entra ed esce con facilità dal piano politico avvicendandosi con le conseguenze personali di una storia d’amore. Qui Baldoni diventa sé stesso, si libera dalla forma epigrammatica e contenuta dei primi versi della raccolta per librarsi nello spazio linguistico del possibile dove l’evoluzione della propria storia e del proprio pensiero viene affidato a lunghi e complessi passaggi elencativi ricchi di soluzioni originali e musicali. La velocità con cui il soggetto attraversa la propria materia personale contribuisce a far correre il lettore dietro ad un ipnotico flusso di coscienza in cui è facile (e piacevole) riconoscersi. Più piane e formalmente meno complesse le altre poesie della raccolta, tuttavia interessanti per alcune suggestioni figurative di bruciante urgenza: “cedo al Sole con il mio corpo offerto / come un palmo inchiodato nel terreno”, “idolo narcotico e maschile, padre / senza figli, tua è la forza” , “… sventrato d’amore, // io cedo al Sole”, per citare solo dalla poesia “High”. L’io di Baldoni tende, nei suoi momenti più felici, a farsi io-politico che attraversa e storicizza il proprio tempo tramite un accorto meccanismo fonico che è in realtà meccanismo ideologico, teso a sostenere un discorso civile e umano di forte coerenza etica.

Alcune poesie

Vita

Sento che non ci si può lamentare,
qualcosa sta crollando, si sfalda

si apre su di me inavvertitamente.

Colpa mia

Lo so che hai iniziato a sentire il malessere
delle mie ritrosie, dei miei silenzi, del non
detto della cui esistenza sei stato informato,
ma il cui labirinto non ti è stato aperto.

Sinceramente mi chiedo cosa fare, come palesarti
l’impossibile, uscire dal tempo unico e parlarti.
Spera con me che non finisca in un imbuto,
che ricordi la lezione che niente
comprende tutto.

Ancora, credimi, voglio allietare le tue giornate.

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