L’ 1 luglio è stato proclamato il vincitore della quarta edizione del  premio “Mauro Maconi 2014”. Il poeta “laureato” dalla giuria composta da Maurizio Cucchi (presidente), Amos Mattio (segretario), Giuliana Nuvoli, Giorgio Prestinoni, Mario Santagostini e Giovanni Tesio, è Mario Benedetti con la sua recente raccolta Tersa morte (Mondadori, 2013, pagg. 86, euro 16). L’opera è stata prescelta sulle altre due finaliste: 150 grammi di poesia d’amore di Viorel Boldis (Rediviva edizioni, 2013) e  L’indice delle distanze di Loretto Rafanelli (Jaca Book, 2013). La cerimonia di premiazione si è svolta a Milano, nel Belvedere al 39° piano di Palazzo Lombardia (via Restelli). Nella sezione Giovani, è stato premiato il libro di Alessandro Pancotti Le iniziali (Lietocolle, 2014), preferito sugli altri due finalisti: Guido Mattia Gallerani Falsa partenza (Giuliano Ladolfi Editore, 2014)  e Marta Superbi Tu raccogli fiori io raccolgo sassi(Lietocolle, 2013).  Il premio è stato patrocinato dalla Presidenza della regione Lombardia.

All’evento hanno partecipato l’editore Marco Borroni e, in qualità di partner,Giuseppe Bonomi, entrambi amici di Mauro Maconi, il poeta morto a soli 43 anni al qyualke è dedicato il premio, che è nato tra l’altro da un progetto messo a punto dallo stesso Maconi insieme con l’amico editore Marco Borroni e con Maurizio Cucchi.

Nell’abo d’oro del premio sono registrati i i nomi di Giampiero Neri per Ilprofessor Fumagalli e altre figure (Mondadori, 2012), premiato nel 2013, e per l’anno 2012 Patrizia Valduga con Libro delle Laudi (Einaudi, 2012), e per il2011 Nanni Balestrini con Cosmogonia (Mondadori, 2010). Nella sezione Giovani sono iscritti per il 2013 Francesco Maria Tipaldi e Luca Minola con Il sentimento dei vitelli(EDB Edizioni, 2012); per 2012 Alberto Pellegatta conL’ombra della salute (Mondadori, 2011); per il 2011 Lucrezia Lerro con L’amore dei nuotatori (peQuod, 2010).

fonte: poesia.corriere.it

Alessandro Pancotti Le iniziali copertinapiatta

Alessandro Pancotti ha 32 anni e vive a Milano. La sua è una poesia difficilmente catalogabile, né realista, né simbolista, pur mettendo radici in entrambi questi elementi. Pancotti non pratica una rottura con l’esistente, tuttavia la sua scrittura si rende autonoma rispetto ai parametri della realtà. Una poetica che si lega (e si slega) con il reale, mandando in tilt la “sintassi diurna”, quasi un monologo onirico che mantiene le forme colloquiali dell’ordinarietà. Una sorta di David Lynch del verso. Il risultato è una poesia originale in cui si possono rintracciare alcune voci dei maestri del ‘900, rielaborati con una forza espressiva personale, non epigonale.

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