Il dolore è semplice perché semplice è la possibilità di morire. Il marchio di chi ha vissuto anticipatamente questa tragica “semplicità” è talmente visibile, che autorizza il soggetto del lutto a respingere in un luogo altro quella compagine umana che ancora non è stata marchiata dal segno della morte, e che vive dunque ancora nella pienezza: “Vostra è la corsa / il fiato caldo sul sentiero / le risate che crescono il domani”; e ancora: “Chissà che il loro giorno / nella sera atteso / madido di sudore / non s’inchini al lutto”. La semplicità del dolore rende immediatamente diversi; ma questa imposta separazione (in senso etimologico) di colpo ridona a chi la vive un’iper-coscienza temporale (“Come sai tu / ragazza che il morente nutri / della ricchezza del tempo / con regale gesto / svuotare il dolore / Come sai tu / con pacata movenza / guardare la morte affacciarsi / e quegli occhi spegnersi / soli”), così come il distacco definitivo dalla persona amata riveste la memoria di una potenza non comune (“…ma la memoria / dove nasconderla? / Senza tacere veste / di dolore i giorni / i sogni trasfigura”). Solo il dialogo che il poeta instaura con l’ombra di chi non è più fra i vivi è scritto nell’eterno presente della poesia: “Io vorrei dirti / aspre parole / battere la memoria / per distruggere di te il segno / (…) / Io vorrei dirti / vieni”.

Scritto con una “leggerezza” davvero miracolosa, si direbbe incorporea, Il dolore è semplice, opera d’esordio della milanese Daniela Muti, è un libro che ci consegna indubbiamente una voce già autonoma e definita. Lo stile, incisivo ma mai freddo, fonda sulla ricorrente paratassi e sull’alternanza rapsodica dell’incipit tonico e atono dei versi – che produce nella scrittura un senso di spaesamento ritmico/esistenziale – la sua natura intima, il difficile controllo, a tratti gnomico, della materia dolorosa. Una corsa metaforicamente statica e febbrile, contrapposta da subito al movimento inerte del mondo, condiziona il respiro di questo dire, fino all’estrema resistenza della parola poetica di fronte all’inevitabile silenzio della morte: “…questo silenzio arma / invisibili nemici / Coi colpi in canna / preparano battaglia / (…) // Arsa di febbre / nella mia trincea / traccio i segni della tua assenza / (…) // Barricate, / barricate, barricate / più fragili del suono / del tuo nome sulle mie labbra / sole”. Con le “armi” disarmate/disarmanti della sola poesia, forse il suono del nome sopravvissuto dell’amato avrà finalmente un’eco, anche se inconscia, luminosa e solare.

fonte: archivio LietoColle

foto: Giulia Riccobono-Piegato dal dolore

Il dolore è semplice

“Vostra è la corsa/è semplice, raccoglie la perenne dialettica fra mito e realtà; uno scontro che arriva a placarsi in versi limpidi e amari, in cui l’autrice si mette a nudo il fiato caldo sul sentiero/ le risate che crescono il domani (…) Lasciatemi annegare nella pena/ scendere nel buio/ Lasciatemi nell’immobilità dell’aria/ senza respiro “. E’ impietosa e sensibilissima la confessione umana della poetessa milanese Daniela Muti. Il dolore.

[button link=”http://www.lietocolle.com/shop/collane-collana-blu-aretusa/il-dolore-e-semplice/” size=”small” target=”_self” animation_type=”0″ animation_direction=”down” animation_speed=””]ACQUISTA[/button]