Antonino Cangemi riesce a fondere il classico con il moderno, scegliendo con cura le parole per raccontare il suo mondo. Il poeta guarda all’esistenza non come individuo singolo, ma partendo dal gruppo per raccontare il sociale. Nella silloge “Il bacio delle formiche” (LietoColle) c’è la voglia di andare oltre, di attraversare, di entrare in contatto, di non accontentarsi, ma di superare ed affrontare. La Sicilia e Palermo ricorrono sovente nelle poesie di Cangemi, dove riesce a spogliarsi della sua corazza. Le piccole cose di ogni giorno sono le protagoniste dei suoi versi dove il poeta palermitano ci offre dei versi ispirati alla vita reale attraverso toni colloquiali modulati in cadenze musicali melodiose. Una efficace dimostrazione di quanto l’arte lirica possa ancora parlare a tutti, riuscendo ad essere al contempo profonda e leggibile. Un’occasione rara per avvicinarsi alla poesia con rinnovata speranza che essa sappia dire con limpida compostezza le inconcludenze e le bellezze del mondo, mantenendo una vena malinconica pur ricca di straordinaria ironia, che talvolta pare voler dissacrare conformismi e ipocrisie diffusi. Non a caso il titolo del volume, dove le formiche, minuscoli esseri animati nell’immensità dell’universo, assurgono ad esempio e metafora della solidarietà salvifica: “Le formiche percorrono sui muri/ screpolati di campagna il loro/ strano, solidale giro/ verso una meta certo meno incerta/ di quella che a noi pare così certa”. Ai faraglioni di Scopello del sonetto dedicato alla madre (“questo mare che muta di colore/ nel mezzo di faraglioni secolari”) fa da contraltare una Palermo impersonale che non sente le stagioni ( “Del ragazzo che dorme nell’aiola/ spartitraffico in città/ le gambe nude, i sandali da spiaggia/ sono il solo segnale dell’estate/ che comincia nel monotono tam tam”) e in cui l’autore s’immagina da vecchio mentre offre, ai Quattro Canti, “foglietti con su scritte poesie”, per poi raccoglierli la notte nel ripulire le strade “assieme ai volantini dei saldi”. Le piccole cose, proprio nel momento in cui sembrano parte del banale patrimonio che accompagna tutte le nostre giornate, lasciano emergere una verità nascosta, una scoperta improvvisa, un accesso imprevisto verso l’inaccessibile, che ci viene comunque offerto con garbata pacatezza. C’è sempre una soluzione inattesa nei suoi versi, che induce a un repentino cambio di prospettiva. In quest’opera ci sono parole e pensieri per ogni evento importante e per ogni persona che ha subito un dolore, una perdita, ma che ha anche vissuto una rinascita grazie alle proprie forze e all’aiuto di chi ha reso speranze a coloro che non ne avevano più.

Melinda Zacco

fonte: asud’europa (Settimanale di politica, cultura ed economia realizzato dal Centro Studi ed Iniziative Culturali “Pio La Torre”)
Anno 8 n. 31

Antonino Cangemi Il bacio delle formiche copertinapiatta

 

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