Adesso, sola, nella sproporzione dei capelli
sul liscio e gracile torso nudo, sulla funebre gola,
t’asciughi il ventre, oscilli
come un calice o un flauto fra l’ancella e il catino,
ferma, eretta, teneramente
donna più giù della vita
e neanche, credo, t’accorgi dei serpenti
che ti leccano l’ovale dei capezzoli,
tutta fuori di mente nell’attesa
di ciò che è stato.

foto: Giuseppe Capogrossi-Superficie 9

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