Non a tutti è dato di prendere un bagno di moltitudine: godere della folla è un’arte; e può concedersi un’orgia di vitalità a spese del genere umano soltanto quello a cui una fata abbia insufflato fin dalla culla il gusto del travestimento e della maschera, l’odio del domicilio e la passione del viaggio. Moltitudine, solitudine: termini uguali e convertibili per il poeta attivo e fecondo. Chi non sa popolare la sua solitudine, non sa nemmeno essere solo in una folla indaffarata.
Il poeta gode di questo incomparabile privilegio, di poter essere, a suo piacere, se stesso o un altro. Come quelle anime errabonde alla ricerca di un corpo, egli entra, quando vuole, nel personaggio di un altro. Per lui solo, tutto è vacante. E se certi luoghi sembrano essergli preclusi, è perché ai suoi occhi non valgono la pena di essere visitati (…).

foto: Gerald Bloch-Paris 1

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