Bevo l’oscurità del miscredente
dal calice della tua bocca. Prendo per osso
l’amplesso, che ha del nudo e ha del morto,
e la parlata, che è ornamento vivente, boccolo
verità, maschera, belletto, ignudo.
Dall’abbraccio ricevo lo strappo. Sogno
del tuo occhio l’affezione per me, poi
la consolazione e l’amore. Tremo. Dubito.
Voglio bere, prendere, ricevere. Dammi,
colpisci su di me con la tua spada, apri, feriscimi,
irrora ciò che nessun liquido può lavare!
Segnami, strappami con la lama della tua sciabola.
Togli uccidendo ciò che con viltà teme
la timorosa del mio nome. Ti dico, dammi!

foto: Arkadiusz Branicki-Back &

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