(…) Nel dire a Noach di entrare nella Tevà, Iddio gli sta dicendo di entrare nella parola. L’Arca come luogo di salvezza diviene il simbolo della parola come luogo (sic) nel quale ripararsi dal peggiore dei diluivi, quello della occlusione (ester), della lontananza dal Signore. Per entrare nelle parole della Torà e della Tefillà, secondo lo Sfat Emet, bisgona annullarsi. Si deve vedere la parola come il ventre materno del quale il feto è parte integrante.
Ma c’è un livello più profondo. Le parole sono composte da lettere. Le lettere hanno una sacralità maggiore che è superiore alla comprensione umana. Esse hanno un senso quando diventano parole che possiamo capire. Entrare nella parola, significa per lo Sfat Emet, entrare nell’intimo della parole, nelle sue lettere. Proprio perché incomprensibili per se stesse, le lettere ci mettono di fronte a quanto di Divino c’è nel verbo. L’Alef-Bet indica la creazione stessa (Bereshit barà Elochim et… In principio creò Iddio ET – Alef-Taf , in italiano si direbbe A-Z – la prima creazione è quella dell’Alfabeto) (…).

foto: Hajdu Tamas-Vagon 7

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