di Bernardo De Luca

 

 

Cominciare un’impresa significa gettarsi in un’azione che avrà un esito incerto; eppure, quasi sempre si ha la certezza che una conclusione ci sarà. L’impresa, quindi, si configura sempre come una scommessa, che presuppone la volontà forte di un soggetto disposto a fallire. Tua e di tutti di Tommaso Di Dio si apre con la sezione liminare intitolata una volta cominciata questa impresa e costituita da un’unica poesia introduttiva: siamo appunto chiamati a partecipare alla scommessa dell’autore. L’impresa, di cui è figura il «giovane ragazzo down» che distribuisce giornali, viene assunta all’insegna del «compito» e della «fatica». La scommessa del poeta, però, appare sin dall’inizio una scommessa sui generis, la cui gratuità supera l’utilitarismo di quella “classica” pascaliana: se per il filosofo francese scommettere sulla fede significava non perdere niente e avere solo da guadagnare, Di Dio ci dice che il suo gioco d’azzardo si risolverà «senza prezzo né guadagno»; esso, per ora, sarà utile a mettere «in opera il mondo». Questa soglia umanissima già ci annuncia in qualche modo quelle che saranno le “conclusioni” dell’impresa: «senza prezzo né guadagno» significa che la scommessa ha valore in sé… continua qui

di Bernardo De Luca