Copertina kamen' 46È stato pubblicato in questi giorni il quarantasettesimo numero (n. 46, Gennaio 2015), della rivista di poesia e filosofia Kamen’ con le sezioni di Filosofia, di Poesia e di Letteratura e Giornalismo. La sezione di Filosofia è dedicata a Charles Lalo, il grande studioso francese di Estetica. Dal volumne Esthétique du rire (1949) si pubblica il secondo capitolo: Le rire estétique comme jeu de dévaluation. Segue la postfazione di Sara Calderoni dal titolo L’estetica del riso di Charles Lalo.

 

 

 

Charles Lalo nasce a Périgueux nella regione dell’Aquitania nel 1877. Fu professore di Estetica alla Sorbona, condirettore della «Revue d’esthétique». Tra le sue opere: L’esthétique expérimentale contemporaine (1908); Les sentiments esthétiques (1910); Introduction à l’esthétique (1912); L’art et la vie sociale (1921); La beauté et l’instinct sexuel (1922); L’expression de la vie dans l’art (1933); L’art loin de la vie (1939); L’art près de la vie (1945); L’esthétique du rire (1948). Muore a Parigi nel 1953.

La sezione di Poesia è dedicata a Flaminia Silj. Si pubblica una scelta delle sue poesie corredate da una nota di Amedeo Anelli dal titolo Piccola nota per la Silj.

Flaminia Silj nacque a Roma il 15 febbraio 1937, dalla famiglia nobile dei Marchesi di S. Andrea d’Ussita e legata alle alte carriere amministrative. Esordì come scrittrice nel 1957 con un brevissimo racconto trasmesso in RAI nella rubrica radiofonica L’Approdo Letterario, di cui era allora redattore Carlo Betocchi, con il quale ebbe un nutrito scambio epistolare. L’aveva segnalata Giuseppe Ungaretti, al quale la Silj aveva spedito, «con molta sfacciataggine e timor panico» (non lo aveva ancora mai incontrato), un fascicolo con una selezione dei suoi versi e racconti. Sue poesie vennero pubblicate nel 1965, nel n. 2 del periodico di cultura «Opera Aperta», di nuovo su presentazione di Ungaretti, con cui si sviluppò nel tempo un rapporto fra maestro e allieva, poi quasi un’amicizia. In seguito, altre Quattro poesie uscirono nel numero del gennaio 1967 di «Tempo Presente», la rivista diretta da Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone. Proprio Chiaromonte e Vittorio Libera, che della rivista di via Sistina era il capo-redattore, con poche altre saranno fra le sue più care frequentazioni romane. Altri rapporti nell’ambiente letterario li ebbe con Manlio Cancogni; si guastarono quasi subito, invece, quelli con Anna Banti.
Ex-aequo (con Edith Bruck, Maria Luisa Spaziani e altri), ottenne una segnalazione al Premio Teramo nel 1966, e Mondadori espresse interesse a pubblicare una raccolta delle sue poesie, ma senza concreti risultati. La Silj amava parlare di letteratura con il fratello Alessandro, pure scrittore, tanto da raggiungerlo una volta a New York, ansiosa di poter discutere con lui di un suo lungo racconto. Caduta in preda alla depressione dopo un amore infelice, tentò almeno due volte di suicidarsi. Il 15 ottobre 1971, un incendio scoppiò nottetempo nel suo appartamento e la Silj, gravemente ferita, morì a Roma poco dopo: il 23 ottobre. Nei giorni di agonia, fece in tempo a sussurrare al fratello: «Questa volta non volevo». Tutte le sue carte, e tra queste anche molti racconti e romanzi, non distrutte dal fuoco – oltre un migliaio e purtroppo non sempre facilmente leggibili, sono oggi conservate presso l’archivio privato dello stesso Alessandro Silj.

La rivista si chiude con la sezione dedicata a Letteratura e Giornalismo a cura di Daniela Marcheschi, il nuovo progetto di ricerca che occuperà parecchie prossime sezioni della Rivista con un impegno internazionale. Non potevamo non iniziare con Mario Borsa fra i più significativi rappresentanti del giornalismo internazionale. Di Borsa si riproducono i capitoli I e XIV di Memorie di un redivivo precedute dall’introduzione di Daniela Marcheschi: Nota a Mario Borsa.

Nacque il 23 marzo 1870 a Somaglia (Lodi) da una famiglia contadina. Compiuti gli studi classici e iscrittosi all’Accademia scientifico-letteraria di Brera si laureò nel 1892 con una tesi, che ottenne il premio Lattes e la pubblicazione nell’«Archivio Storico Lombardo», 20 (1893), fasc. 1: Pier Candido Decembri e l’Umanesimo in Lombardia. Si dedicò ben presto all’attività giornalistica, divenendo dapprima critico teatrale della «Perseveranza», successivamente inviato e infine corrispondente per «Il Secolo», di cui divenne anni dopo (dal 1910) redattore-capo. Fu uno dei primi e dei migliori corrispondenti, andando in Montenegro, Scandinavia, quindi a Londra, dove visse fino al 1910. Fra i volumi più importanti di questi anni da segnalare Dal Montenegro (Bergamo, Istituto Italiano d’Arti grafiche, 1896), Verso il sole di mezzanotte. Note scandinave (Milano, F.lli Treves, 1899) e Il teatro inglese contemporaneo (Milano, Treves, 1906), Il giornalismo inglese (Milano, Treves, 1910), Vita inglese della vigilia. Costumi Profili Episodi (Milano, Società Editoriale Italiana, 1917), Il laborismo (Milano, Modernissima, 1924), Londra (Milano, G. Agnelli, 1929). Di idee liberal-democratiche, si schierò a favore dell’intervento nella Prima Guerra mondiale, che sostenne pure con pubblicazioni quali ad esempio Italia e Inghilterra (Milano, Società Editoriale Italiana, 1916; e Londra, Jas. Truscott & Son, LTD., 1916), Sui campi di battaglia inglesi e in mezzo alla grande flotta (Milano, Società Editoriale Italiana, 1916), L’Inghilterra e i suoi critici (Milano, Treves, 1917), La vittoria e il mare (Milano, Istituto Italo-Britannico, 1919). Intanto scrive anche romanzi, come ad esempio La cascina sul Po (Milano, Casa Ed. Risorgimento, R. Caddeo e C., 1920). Dopo la guerra collaborò per un periodo al «Corriere della Sera» ma finché fu diretto da Luigi Albertini. Firmò il Manifesto degli intellettuali Antifascisti nel 1925 e pubblicò La libertà di stampa (Milano, Corbaccio, 1925) e Il castello dei giornalisti e altre storie vissute (Milano, Treves, 1925). Ostile alla dittatura di Mussolini, che aveva conosciuto bene, si ritirò a vita privata, ma continuando a fare il corrispondente del «Times», attività che svolgeva dal 1919. Ammonito più volte dal regime, fu infine arrestato due volte e, l’ultima, mandato nel campo di concentramento di Vasto, allora chiamata Istonio Marina. Intanto si era dedicato agli studi storici, pubblicando fra gli altri La tragica impresa di Sir Roger Casement (Milano, Mondadori, 1932), Maria Stuarda (ivi, 1934) e La fine di Carlo I (ivi 1936). A conflitto finito, nel 1945, fu chiamato a dirigere il «Corriere della Sera», sulle cui pagine sostenne la necessità della scelta repubblicana al referendum istituzionale (cfr. L’ora che volge, Milano, Domus, 1946); pubblicava intanto una delle sue opere più belle: Memorie di un redivivo (Milano-Roma, Rizzoli, 1945). Per attriti con i Crespi, proprietari del «Corriere della Sera», nel 1946 lasciò questo giornale e passò a collaborare alla «Stampa» fino alla morte avvenuta a Milano, il 6 ottobre 1952. L’anno precedente aveva completato un volume critico sul suo scrittore preferito: Un Manzoni alla buona (Milano, Vallardi, 1951).

Kamen’ n. 46 – Gennaio 2015
pp. 124 – € 10,00
Editrice Vicolo del Pavone