(…) Il mondo di Borges è dominato da biblioteche infinite, le interminabili scaffalature di Babele, in cui sono custoditi tutti i libri scritti e non scritti, i libri del passato e quelli del futuro. “Borgesiano” significa “mondo di carta”, ma borgesiani sono anche gli specchi che moltiplicano la realtà. E borgesiani sono i labirinti accentrati, spazi in cui ci si sperde senza possibilità di uscita. Antico e nuovo sussistono in Borges, divengono la forma e il contenuto della sua opera, si fondono in questa, si trasformano nella sua arte. In un’arte singolare perché capace di perdersi nel “labirinto” delle irrealtà e ritrovarsi vera, reale.
Non solo ciò che esiste ma anche ciò che non esiste, non si vede, non si tocca acquista, con Borges, diritto di essere ed agire. È questo il “labirinto” nel quale si muove il moderno uomo di Borges: è il vortice dei suoi pensieri, il dramma che gli è derivato dalla constatazione della precarietà di ogni azione, della vanità di ogni decisione, della fragilità di ogni vita, dell’impossibilità di ogni sostegno o riferimento e, quindi, di ogni liberazione da tale stato. Non solo il presente e il passato ma anche il futuro risulta privato, nella scrittura di Borges, di speranze o aspirazioni poiché anche queste vengono sacrificate all’interminabile e inarrestabile espansione di quel “labirinto” nel quale l’uomo e lo scrittore si sono avventurati e ne hanno constatato l’infinità.
La semplicità della finzione di Borges riporta a un mondo immaginario del passato, un universo – biblioteca, un labirinto infinito: è un macrocosmo inventato in cui l’uomo (“questo imperfetto bibliotecario”) vive nelle gallerie esagonali del labirinto. La biblioteca presenta così una struttura essenzialmente labirintica, metafora globale di un mondo come libro e come labirinto di cui è impregnata la cultura moderna. La metafora della biblioteca è utilizzata non soltanto per rappresentare l’universo, ma anche per delineare i rapporti tra finitezza e immortalità, contingenza e necessità; tra uomo e Dio (…).

foto: Thomas Leuthard-The library

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