21.XI.1909

(…) “Ora, o viandante, tocca a te! Ora sta fermo e attento! Sei perduto, se credi nel pericolo!”.
Sì, sono state due nottate difficili. L’amore per il mio amico si è impossessato di me con ardore selvaggio. A volte mi dibattevo impetuosamente, a volte lasciavo che mi baciasse le dite e pendevo dalle sue labbra pazza d’amore.
Quant’è sciocco parlarne! Anche la mia ragione, con tutta la freddezza di cui è capace, si abbandona alle fantasticherie. Come dovrei opporti a quella forza potente? Ora sto qui seduta, stanca, dopo aver superato la burrasca e mi ripeto fermamente: Non questo! Meglio un’amicizia pura, anche se a distanza. Che lui mi ami, è sicuro, ma c’è un “ma”, come usava dire il nostro vecchio professore di scienze naturali, e cioè che il mio amico è sposato. Ci siamo conosciuti e, senza sapere come, ci siamo amati: era troppo tardi per fuggire. Più volte ci è capitato di stare distesi in un abbraccio appassionato. Sì, era molto! Poi si è intromessa mia madre ed è sorta una discussione fra lei e lui, poi tra lui e me. Non potevo separarmi da lui in questo modo – e quando, dopo qualche mese, mi sono sentita più forte, l’ho affrontato dopo una sua lezione. In un primo momento voleva fuggire perché pensava di trovare in me un’acerrima nemica e temeva uno scandalo. Come uno stupido ragazzo. Sono riuscita a calmarlo, e gli ho anche detto che non avevo nessuna intenzione di cominciare una relazione con lui, ma che ero andata da lui perché gli volevo bene, perché lo consideravo superiore e nobile e perché volevo togliere dalla sua anima ciò che aveva giustificato il suo brutto comportamento nei confronti miei e di mia madre. Ed è cambiato di colpo: si è mostrato pentito, ha parlato di una persona perfida che sparlava di noi in modo da fargli credere che io lo odiassi e lo denigrassi. Ma esistono davvero persone tanto cattive? E come mai il mio amico poteva credere loro? Ci siamo separati da buoni amici per poi incontrarci di nuovo da buoni amici. Se prima dubitavo della verità dei suoi sentimenti, ora vedevo con chiarezza che mi amava. Quel po’ di diffidenza che forse allora aveva nutrito nei miei confronti, ora cedeva il passo a una piena fiducia. Quando mi diede da leggere il suo diario, disse con voce piana e rauca: “Questo lo ha letto soltanto mia moglie…e Lei”. Disse che nessuno avrebbe potuto capirlo come me (…).

foto: Andrew Gonzales-The summoning of the muse

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