14.IX.1910

(…) Sì, era una burrasca! Ci sono state molte tempeste fino ad oggi, e molte ne verranno ancora. Ho avuto da lui (Jung, n.d.r.) una lettera gentile nella quale mi chiama “mia cara amica” e conclude con ” il suo amico”.
Alcune parti del mio lavoro lo avrebbero incantato. Ma ieri è arrivata un’altra lettera che ha un tono del tutto diverso: si arrabbia perché crede che io abbia omesso intenzionalmente il suo nome e non abbia citato i suoi scritti, e infine che io lo abbia preso un po’ in giro. Dio mio, se egli potesse solamente immaginare quanto ho sofferto a causa sua e quanto soffro ancora! È strano che io abbia paura di leggere le sue opere, nel timore di diventare schiava dei miei sentimenti? C’è da meravigliarsi che inconsciamente io sia caduta nel “negativo”? Nella sua ultima lettera mi chiama “cara signorina” e chiude con “il suo devoto dottor Jung”.
Quando l’ho letta, sono quasi svenuta dal dolore, poi mi sono calmata, anzi mi sono quasi rallegrata che abbia reagito con tale immediatezza al mio comportamento. So che voleva ferirmi con quel tono impersonale. E la gioia si è tramutata immediatamente in accesa passione. Gli ho poi spiegato che lo amavo come potevo, ma che non avevo colpa se la mia natura orgogliosa opponeva resistenza all’influsso profondo che lui esercitava su di me. Tutto è andato nel modo migliore. Mi ha proposto di lavorare con lui alla dissertazione perché questa potesse essere accolta nello Jabrbuch. Il caso sarebbe così interessante che io potrei essere accettata come membro dell’associazione psichiatrica. Dopo qualche esitazione (in sua presenza la mia anima si tormentava), mi sono dichiarata d’accordo.
Così era esaudito anche questo desiderio, che mi sembrava tanto fantastico ma, nonostante ciò, il mio cuore scontento si contrasse dolorosamente perché gli mancava la cosa più importante: e la cosa più importante era l’amore. Ah, di nuovo, cosa fare? Credo che non potrei amare nessun altro come amo il mio amico e temo che la mia vita sia rovinata comunque. La sola salvezza sarebbe poterlo avere per me. Ma ciò è impossibile a causa di sua moglie, e io non posso augurarle il dolore di essere abbandonata. Una via d’uscita sarebbe che i due coniugi ne avessero abbastanza l’uno dell’altra e che la moglie scappasse con un francese. Naturalmente questo augurio è infantile e fantastico e tanto più improbabile in quanto si tratta di una donna svizzera. Ma in quella notte folle non sapevo consolarmi in altro modo che immaginando un tale avvenimento. Cosa darei perché fosse possibile!
Beh, sognatrice vagante, tieni duro! Qualunque cosa accada, per il momento si lavora! Mi vergogno di aver sprecato tanto tempo. Allora coraggio, ma sì, coraggio! (…).

foto: Andrew Gonzales-Underground sun

[button link=”http://www.lietocolle.com/cms/?page_id=4631″ color=”orange” size=”small” target=”_self” animation_type=”0″ animation_direction=”down” animation_speed=””]ARCHIVIO[/button]