(…) Gottfried Benn era un sifilopatologo. Esperto in malattie della pelle, soleva spacciarsi per esteta ed estetista. Nella sua novella più famosa, Il Tolemaico, sembra quasi non voler porre alcuna distinzione tra le due cose. L’estetista lavora sulla pelle dell’individuo, l’esteta sulla pelle della coscienza e del nulla che la fronteggia.
Maxwell Malz era un chirurgo plastico. Con suo grande stupore si accorse che nella maggior parte dei casi il lifting del volto corrispondeva al lifting dell’identità di una persona. A partire da queste osservazioni si chiese se non era possibile modificare la pelle dell’Io senza dover modificare la pelle del volto. Benn passò dalla medicina alla poesia, Malz dalla chirurgia plastica alla fondazione di un nuovo modello di terapia: la psicocibernetica.
L’assunto di base di questo nuovo modello consisteva nel pensare alla psiche come ad un sistema orientato verso un obiettivo grazie ad una serie di programmi interni che elaborano azione e retroazione nei confronti dell’ambiente esterno. Successo e fallimento sono in funzione del “sistema mente” che, sulla base dei principi della cibernetica, organizza e controlla input, output e feedback. In questa prospettiva Malz non esita a considerare il cervello come un autentico servomeccanismo programmato per l’obiettivo.
Egli non dice che le persone sono macchine: afferma la possibilità di applicare alla mente il modello epistemologico della cibernetica, che spiega il comportamento sulla base di una circolarità di azione e retroazione. A partire da questo assunto l’Io o la coscienza diventano l’apparato di controllo dell’intero sistema. Questo controllo di ordine superiore può essere efficace e portare l’individuo verso la realizzazione dei suoi obiettivi, oppure inefficace e portare l’individuo verso il fallimento.
Nonostante lo sfondo umanistico, la psicocibernetica appare come la più netta invasione della tecnologia nella sfera dello psichico. L’obiettivo che Maxwell Malz si proponeva di raggiungere con la nuova scienza – ovvero consentire all’individuo una migliore organizzazione ed un miglior controllo dei suoi pensieri e delle sue emozioni – altro non rappresenta che l’essenza stessa della coscienza in quanto tecnologia. Non a caso già Platone, riflettendo sull’etimologia del termine téchne, osservava che questa parola deriva da héxis nou che significa: essere padrone e disporre della propria mente. In questa definizione platonica di tecnica c’è l’essenza della psicocibernetica. Essa consente all’individuo di essere padrone dunque cosciente, e disporre della propria mente in quanto servomeccanismo. Nessuna colonizzazione, piuttosto la rivelazione di un intimo legame tra psiche e téchne (…).

foto: Dariusz Klimczak-Canteen

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