Ciò che subito colpisce del libro di Silvio Bordoni “Una strana passione per il popolo e altre ipotesi” è la forte tensione intellettuale che si traduce in tensio ne stilistica. La poesia di Bordoni procede infatti per illuminazioni, dalle quali scaturisce, in un veloce susseguirsi di immagini, nuova ed efficace la sua parola.
Evocazione e passione così reggono il fluire di un discorso poematico teso e ispirato, che corre sicuro, nella volontà di affermare la necessità di un rinnovamento sociale che renda tutti più liberi.
La poesia allora diventa strumento di lotta e non più di pura analisi intimistica dei sentimenti: “Raccolgo i fogli e le parole e l’indignazione” (L’ora della verità); “La tua bellezza è la bellezza del popolo risorto” (Ieri la vita); “Ho cercato la mia passione in una sera qualunque./
Una febbre che riempie gli spazi incolpevoli/ del giorno / e diventa gioco comune” (Ivi). Visionario e profetico questo poeta insegue i propri fantasmi con costante fiducia che il suo canto varrà a rimuovere l’inerzia e a sprigionare nuove energie: “Il popolo sono dunque io solo? O io l’idea/stessa del popolo? Per riempire anche la/ mia bocca: E i muri” (La libertà e i suoi giochi); “Progredire non è demenza/ La grandezza ha i suoi modi./Non bisogna dolersi/ e fermarsi ai ricordi. /Ma lasciare il segno!”; “Cresce il numero di noi. Ogni giorno. / E mi va di vederlo crescere lungo le strade” (Le operazioni perfette).Se il presente delude occorre dunque proiettarsi nel futuro e affrettarne l’avvento: “Benché visibile il nostro nulla / – quasi un enigma chiaro / nella notte solita dei sensi – / visibile tra umano / e i banchi di nebbia sconosciuti / perdura in noi / l’idea dell’alba” (I pettirossi e l’assurdo ). Profezia o illusione questo futuro? Lo dirà l’avvenire.Certo è che Silvio Bordoni ha tenuto fede alla sua vocazione di propiziarne l’avvento con l’assiduo e fruttuoso impegno della sua arte.
Elio Andriuoli