Prima che ci sposassimo
stavo ferma sopra il fiume
torcendomi le mani
come se avessi già perduto qualcosa di così bello
che la mia pelle era chiazzata. Quanto simili
il salto delle fede e il salto
della paura. Mentre un uccello
firmava del suo nome il cielo. Anche allora
ti sentivo attraverso i vestiti, come il bacio del radio
attraverso la tasca del panciotto di Becquerel,
il bacio che non dimenticò mai
ardente nel suo ventre. Ho aperto la tua giacca
cercandoti. Ho baciato la tua ombra sulla stoffa e conservato il tuo sangue sotto le unghie.
Ho urlato contro Irène
perché chiudeva un libro
che avevi lasciato aperto su un tavolo.

foto: Sigmar Polke-Van Gogh surrogate

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