Far rumore intorno alle parole, ignorarne la potenzialità colloquiale o,peggio, ridurle a un mero strumento depressivo (come spesso va di moda)non rientra minimamente nelle intenzioni poetiche di Liliana Zinetti. È quel mondo della creazione che le ruota attorno, quella sotterranea vitalità esplosiva della natura, la personale e intima consapevolezza di un diverso profumo che inebri l’esistenza e rincorra l’innocenza a riempire le pagine velate di malinconia di questa seconda raccolta poetica dell’autrice bergamasca. Una poesia sapiente, intensa: che fa da spartiacque fra una matura capacità descrittiva e uno struggente disvelamento interiore.
È così prepotentemente presente l’urgenza del dire, lo spasimo di affrancarsi a ciò che di bello e intensamente condiviso può essere (ancora) la trama dell’esistenza, che non solo la donna/poeta ma la “creatura esistente” si rivolge a colei che possiede il potere della “trasformazione”, della luce: la creatività. “Tu parlami/ che non diventi urlo l’assenza/…non dirmi questo silenzio,l’assedio/ dell’ombra alle finestre, l’aria/ ferma sui gattici di novembre.”
Irrobustita da questa presenza, Liliana Zinetti si dispone a perseguire la sua indagine dentro i cunicoli sotterranei di un’esperienza di vita, a stretto contatto con una natura esterna che non ha “inizi” né “termini” e che l’accompagna come testimone coinvolgente. È un essere e procedere insieme, uno specchiarsi a vicenda che induce a una complicità altamente lirica: “Di noi, alberi in fiamme/ sul greto aspro del tempo/ sappiamo/ lo spessore dell’ombra/ impietrita/
sulla terra arsa/…dove desolata galleggia/ l’inutilità dei nomi.”
Al di là di un universo sensibile, cui il verso protende, ci sono altri precisi destinatari: un amore vissuto nel tempo, come un’ essenza (e assenza) che non si lascia sedurre se non dentro la “consuetudine” di un percorso. E la figura del padre, come un’ombra ristoratrice che si aggira “a risvegliare l’alba”. I temi di questa raccolta, che è delicato scontro di immagini e immersione totale del pensiero nell’elegia sognante dei sentimenti, offrono a Liliana Zinetti un’occasione significativa e trascinante – ancorché sofferta – di avvicinamento a una nuova conoscenza interiore. Emerge, nell’attraversamento delle diverse “oscurità” esistenziali,un’insaziabile disponibilità alla vita che ne contagia in termini intellettualistici e moderni il linguaggio stesso.
È in questo suo calarsi nel fondo del reale con forza creativa che la “visione ultima”del paesaggio diviene nozione di vita. Illuminata dialettica sociale: “Cercarti qui, nel folto delle parole,/ in questa sponda fiorita/ da cui mi affaccio e ti guardo/…ala tesa/ oltre il gesto della mano.”