Poeti campani – Claudia Iandolo

                                                       Un divenire radicato in terra irpina

 

scritto da Enzo Rega / 12 novembre 2014

Già dalla prima raccolta dell’irpina Claudia Iandolo, Aegre Elio Sellino editore, 2004), ci vengono incontro le cose, in un linguaggio che mantiene l’urgenza di dire senza compromettere la cura della scrittura, che pure va avvicinandosi alla quotidianità stenografata.

Poesia di estrema sorveglianza la definisce Giuseppina Luongo Bartolini nella prefazione, parlando di una teoria dello sguardo, che, divoratore, sceveratore attento, insegue un mondo che pure resta fuggente/sfuggente.

 

Gli eventi appaiono nel loro declinare: Se ne vanno le cose appena adesso // Parte l’amico / E vorrei dire dammi / Un pezzo della tua vita / Lascia qui un istante / Un progetto che non sia / Solo va bene ci sentiamo // È incompiuto ogni incontro / soprattutto nel finale / Scritto male, comunque.

 

Ai molti componimenti brevi si alternano poche narrazioni più distese, comeMaria (in memoria), donna vestita di nero a cui la vita ha sottratto le persone più care. Emerge qui, eccezionalmente, il riferimento a una terra irpina che rimane per il resto innominata, e che si intuisce, terrignamente, nell’ultima composizione prosodico-narrativa, U. S., in cui scarnamente, nell’immaginaria lettera dall’America, si rievoca il mondo rurale abbandonato: Pensa come hai pensato sempre che è buono solo quello che esce dalle tue mani. Impasta farina mentre mio padre impasta terra e aggiunge una stanza alla sua casa di emigrante. Per raccomandare, alla fine: E sta’ attenta alla terra, madre.

 

Il rapporto conflittuale è con la madre e con la terra: l’una e l’altra hanno partorito figli poi abbandonati e costretti ad andare via. Se nei testi irpini ritroviamo indirettamente accenti politici, si può sottoscrivere l’affermazione del poeta conterraneo Giuseppe Iuliano, che considera politico l’andamento stesso di queste poesie che, infine, sembrano preghiere di un laico che, nella dispersione della quotidianità, si rivolge a un Dio presenza/assenza, un Dio inclamato.

 

A sei anni di distanza dalla prima raccolta, vede la luce Alia (Tracce, 2012)che riprende il volume d’esordio, aggiungendo poche altre cose, o cose altre, come suggerisce Plinio Perilli nell’introduzione-saggio.

Nuovi testi che fanno un dittico con quanto già apparso, continuandone il discorso con una grana della voce che si fa sempre più riconoscibile in una certa sospensione del dettato che lascia sollevato il significato perché il lettore se lo appropri.

 

Una misura classica che affronta la contemporaneità, sottraendosi alla chiacchiera dissipatrice per ridare significato ai silenzi degli spazi vuoti: Allora svelerà l’inganno / Del non detto / Del taciuto / Del mai pensato / Il gesto semplice delle mani.

 

Si parla comunque di Pasque di rinascita e di madri, come in un radicamento, pur nella precarietà: e madre significa terra, quella terra irpina. Il senso di una terra dolce-aspra non può essere reso meglio che da una pianta come l’ulivo: e come un ulivo si radica alla terra questa poesia, per respirare nel cielo.

 

Nella più recente raccolta di Claudia Iandolo, Sororità (LietoColle, 2014), i quattro elementi originari, di nuovo presenti, si declinano nel legame con una persona scomparsa, alla quale il volumetto è dedicato: l’acqua la terra il fuoco del tuo splendore // l’urto dell’aria e forse lo stupore / / e giugno che riprende a respirare. La fugacità delle cose si lega così alla perdita d’una sorella di respiro / e libero arbitrio.

Nonostante il movente tragico, le poesie come sempre distillate sul biancore della pagina, non si piegano all’ombra di cui e da cui parlano. Scrive Giampiero Neri in apertura: Ma queste poesie non hanno niente di luttuoso e sono invece vibranti di una vivida luce e forza.

 

Nella poesia che segue, il nulla in cui viviamo è illuminato da una luce attraversata da quello sguardo di Dio che ci si sforza di incrociare.

 

La luce del crepuscolo

È un colpo al cuore

L’occhio di Dio in perdita

Su questo niente che è tutto

 

La mia gatta elastica

Estatica madonna

Guarda oltre

Mentre il mondo

Si disfa dei colori

 

Non è giorno e non è notte

La luce del crepuscolo in perdita

Come l’occhio di Dio

Su questo tutto che è niente.