È tempo adesso che cominci
il pellegrinaggio serale del pensiero.
Raccolto da ogni angolo del corpo
si disponga di nuovo sulla pagina
secondo la lenta oscillazione della mano.
Questa è la muta
taumaturgia del gesto
che assolvendo il giorno lo dissolve.
Io scruto le parole come dadi
o bestie sacrificali o uccelli,
e ne consulto l’intreccio
e ne misuro l’andare
nel cielo del cervello.
È come chiedere
ed augurare il nome
ad ogni notte.

foto: Jean Bérard-Waterglass 3

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