Entrò dalla penombra
con un vitello in braccio,
grondanti, anche l’animale, e più pallidi
dei muri, che per un istante abbiamo pensato
fosse venuto su dalla vecchia strada interrotta
che scende, opalescente, sotto l’acqua.
Ma eravamo noi i clandestini, nella stalla,
entrati per cercare riparo
e poi assuefatti al tepore, alla luce gialla
dei neon. Nella cucina fredda, dopo,
non potendo rifiutare l’offerta
di un vino da poco, parlavamo
troppo forte, per non sentire le voci
che sussurravano nella pioggia.

foto: Renato Birolli-Incendio alle Cinque Terre

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