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Prefazione
Leggere queste poesie è come ritrovarsi tra le mani una saggezza; non quella elaborata da menti raffinate, ma quella più semplicemente raccolta per strada e quindi più vicina alle esperienze e al vissuto del poeta (e del lettore). Così i versi sembrano a volte vestire di quella dolcezza che è propria dei sentimenti partecipati, altre volte – contro gli accadimenti avversi della sorte – paiono levarsi impietosi, lasciando una eco nei suoni. E questi suoni sono i segni posti nello spartito, ove ramificano in melodie o grida, lì dove le parole prendono vita. Ed il lettore, percependone il fiato, serra le dita quasi a voler trattenere questo insolito racconto, che
prende e spinge ad approfondire l’origine, e l’origine è quell’alfa che si fa omega lungo una strada che non prevede arrivo, ma solo il ruotare infinito del tempo.
Queste poesie non raccontano storie ma le sussurrano, creando aloni di indeterminatezza in una oltranza che si fa luce (e, spesso, tenebra). Alcuni versi sono forti, pietre spigolose scagliate contro il vivere inutile
che brucia il tempo e non dà attese. Il poeta si fa sensore e nel suo cavo racchiude il bruciare delle foreste, l’inquinamento dei mari e l’aria pesante e nera dei complessi industriali, ma nel contempo apre fessure,
dischiude gli scudi ed incita al fare. Ed è il fare l’evoluzione dell’uomo; è il cercare la via dei sentimenti; è il sentirsi parte di un tutto che non cede ma si espande.
Il lettore, nello scorrere questi versi, sente di poter cogliere – nel semplice – l’indecifrabile e respirarne l’aria leggera per comprendere l’incomprensibile.
È come perdersi in un firmamento di piccole energie pulite, dove le parole acquistano la simbologia delle icone, e la somma di queste è proprio quella saggezza che Anna Menozzi ha raccolto per strada.

Angelo Sagnelli

Emma

Tu la vedi
la senti –
lo sguardo minaccioso,
fa i capricci
poi sorride.

Tu non sei madre.

Quando il dolore vince
il cuore si fa piccolo,
cammini su rasoi fiammanti
non vedi non senti nulla.

Quello è il suo posto
lei ti ha lasciato,
è volata via.

Aspetti

Di sgridare il giorno,
lo sguardo ti segue
ti nascondi, non può essere.

L’illusione di una voce –
il sudore ti ricama la fronte,
una immagine di vita
ti trattiene la mente
mette l’abito il dolore

ti sorride l’abitudine,
mentre se ne va
dagli una rosa.

Tu incollata guardi la curva.

Aspetti quel treno che non esiste.

Divetta la micia

Occhi azzurro cobalto
un mare nuovo
una pelliccia d’amore fulvo

il salto di velluto sul collo
una stola di baci e carezze
sempre in posa da diva.

Quella sera il richiamo al vento –
lei non viene.
La paura ti serpeggia nel sangue –
lei non sente.

La dolcezza, tutti i baci
l’amore gratuito e caldo
li vedi lì, scomposti
sul ciglio della strada.