(…) Poche volte nella storia degli uomini, la domanda di Poesia è stata più bassa che oggi in questo nostro paese. Dico proprio “oggi” perché mi interessa collocare la questione in termini di storia contemporanea; e dico “in questo paese” perché qui io ne vivo e ne ausculto l’evidenza. Se i poeti della generazione precedente la mia (gli Zanzotto, i Luzi, i Sanguineti, per fare tre nomi che ne comprendano cento) se ne sono andati sostanzialmente inascoltati (inascoltati dal popolo che della loro opera doveva essere l’ascoltatore e l’erede), il rischio e ormai quasi la certezza che anche i migliori della mia generazione (quella giunta in questi anni alla sua problematica maturità) stiano invecchiando senza pubblico è un dato che si impone ad ogni onesta osservazione. Ora, proprio per non dire la cosa in termini astratti ma in quelli della concretezza di una società in un concreto tempo della propria storia, io credo che questa indifferenza per Poesia sia uno dei sintomi più inappellabili della condizione del paese Italia in questi nostri decenni. Superate in buona parte le interne secolari diversità etniche e culturali (Pasolini docebat), oggi gli Italiani appaiono tra loro omologati in nome di appetiti accomunanti e molto “solidi”: una sorta di benessere totale (materialpsicofisicosessuale) che è poi quello spasmodicamente invocato in tutti i talk show dai nostri quindicenni come dai nostri novantenni. Poco importa, poi, che questa velleità si capovolga nella stragrande maggioranza dei casi (individuali e collettivi) nel suo opposto – un fallimentare e tragicomico malessere totale – e che un’aspirazione apparentemente molto “terrena” si riveli in realtà ideologica e fumosissima. Poco importa perché, intanto, le energie di una vita saranno state convogliate in quella direzione e poco sarà rimasto da dedicare all’assolutamente gratuito cioè all’assolutamente necessario. Se avessimo davvero classe dirigente, tale questione dovrebbe preoccupare i nostri lideres maximos più della diffusa disoccupazione o della decrescita economica o del debito pubblico. Non avendo però in alcun modo classi dirigenti ma solo classi approfittanti, il problema per loro (e per tutti) neppure esiste. In altri termini: dato l’accordo generale (dei vertici e delle masse) sugli obiettivi di una società (un “sì” grande come una nazione a Pantecnicismo & Volgarità e un “no” altrettanto gigante a Dubbio e Ansia Metafisica), che spazio può restare alla coltivazione di quella particolarissima disciplina del Tempo Perduto che ancora chiamiamo Poesia? (…).

foto: Brooke Shaden-To leave or be left behind

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