(…) In quel punctum assoluto dell’umana esperienza che è la stesura di un verso, Veritas si rifà miracolosamente viva, e – da viva – si muove e si commuove, si agita e perturba i corpi e le menti degli umani.
In quell’abbraccio talmente forte da poter essere mortale, Verità vuole a tutti costi (è il caso di dirlo!) fare tutt’uno con Lingua che deve ex-primerla, spremerla dolorosamente insieme con sé e fuori da sé. Chiunque – anche una sola volta nella vita – abbia fatto (come autore o come lettore) esperienza dello stato che stiamo evocando, sa che tutti i relativismi di questo mondo impallidiscono di fronte alla temperatura che lì, in lui e per lui, si è generata.
Davvero, in quello stato, ciò che è morto è capace di resurrezione, e la nuova Terra e i nuovi Cieli sono visibili e tangibili. Ed è in questo stato (in questa scoperta che è nostra ma insieme ci supera) che Madonna Poesia, la Signora più libera e più intollerante di leggi e norme e comandamenti e divieti, si rivela in realtà Donna moralmente vincolatissima: ad un’etica che nulla ha a che fare con le mille etiche d’uso che i secoli e i popoli si sono proposte a modello per organizzare e rendere sopportabile l’umana esistenza. Una sorta di Ur-Etica insieme originaria e finale che vincola ogni atto ed ogni istante di Poesia: quella per cui Lingua non è strumento di comunicazione interumana ma contenitore abissale di Verità: la scelta e la collocazione dei verba, i nostri andare-a-capo, i nostri tropi, i nostri accenti, le nostre rime e assonanze come i soli luoghi in cui Verità ama non essere più del tutto nascosta ma provarsi a dire qualcosa di sé. E i poeti (come i lettori di Poesia che Le permettono ogni volta di ri-vivere) risultano allora individui investiti di un’altissima responsabilità: né esagitati utopisti né impotenti laudatores temporis acti, essi saranno naturaliter coloro cui Poesia continua a dittare dentro; e l’essere compìti umili artigiani del verso non sarà in alcun modo in contraddizione con la condizione di ministri di un culto deriso cui, paradossalmente, è affidata la sopravvivenza del Buono-e-Bello sul nostro pianeta. Più delicato di quello di cui dicono i Veda, il culto di Poesia non perdonerà errori e compromessi, pena il venir meno della possibilità stessa di Verità, le “tecniche” di Poesia altro non essendo che i gesti insieme complicati e semplicissimi che il bramano mette in atto per permettere al mondo di non risprofondare nel Caos (…).

foto: Brooke Shaden-House of floods

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