(…) Ma perché questo miracolo, questa meraviglia sia possibile, occorre che la materia prima di Poesia ossia la Lingua di cui ogni Poesia vive, sia preventivamente sottoposta ad un procedimento semplice e insieme complesso, un procedimento alchemico direi, per cui le parole di quella Lingua siano restituite a se stesse, siano ripulite dall’uso improprio e imbastardente cui l’Uomo delle nostre società le sottopone; e siano sottoposte a quello che un grande poeta contemporaneo francese, Francis Ponge ha chiamato “décrassage”, termine molto concreto, come sentite, termine della lingua dei meccanici: “décrassage” cioè “togliere il grasso” o “togliere lo sporco” che il tempo e l’usura da parte dell’Uomo hanno accumulato sulle parole e sulla loro bellezza originaria, e ridare loro -ecco la magia alchemica- lo splendore e il nitore della Parola Originaria, quella di Adamo che nomina le cose e gli animali, quella dell’Eden per cui eravamo fatti; e ciò non solo scavando nell’etimo di ogni parola, nella sua storia sempre affascinante, riportando in luce il nucleo duro di cui ogni parola è fatta (per cui oso dire che un Poeta deve essere anche un linguista, un appassionato cultore della parola nascosta sotto la parola), ma anche ricollocando ogni volta le sue parole in modo non scontato, facendo cioè l’operazione inversa a quella che fanno molti nostri contemporanei parlando o scrivendo quando usano le parole in modo ripetitivo, sempre nelle stesse giunzioni: pensate al linguaggio della cronaca giornalistica o a quello dei funzionari di partito fatto di formule preconfezionate: l’incidente è sempre terribile, la tragedia è sempre immane, la folla è sempre oceanica, il cordoglio è sempre unanime, il consenso è sempre di massa… S-terminando i termini della Lingua che il Poeta si trova davanti (Lingua, abitualmente, tutt’altro che poetica ma, se mai, burocratica, noiosa, precotta) sottraendo cioè univocità e scontatezza delle parole, Poesia opera potentemente un regresso della Lingua al suo stato simbolico (sum-ballein: prendere insieme, in greco, è il contrario di dia-ballein da cui “diabolico” che è “separare, dividere, non conoscere più l’unità”), quindi ad una condizione originaria di ambivalenza, quindi al gioco (ai margini di gioco che ogni Lingua possiede), quindi alla più radicale libertà. S-terminare, quindi, etimologicamente: portare le cose fuori dalla loro terminazione concettuale, liberare finalmente le parole dalla schiavitù del significato unico e obbligatorio. In Poesia, diversamente da ciò che avviene nei linguaggi settoriali (tecnico-scientifico, giuridico, politico, economico) ogni parola è davvero ap-propriata solo se è es-propriata, solo se non si risolve per intero in ciò che dice ma lascia intravedere il meglio (il “più potente”) di sé: il non-detto, quello-che-è-ancora-sulla-soglia-del-dire (…).

foto: Brooke Shaden-Bedroom for curious souls

[button link=”http://www.lietocolle.com/cms/?page_id=4631″ color=”orange” size=”small” target=”_self” animation_type=”0″ animation_direction=”down” animation_speed=””]ARCHIVIO[/button]