(…) Poesia, allora, possiamo riassumere come lavoro (davvero pazzesco) di ricreazione del mondo a partire dal tesoro (immenso, perlopiù sconosciuto) d’una Lingua. Direzione di questo lavoro? Tendere a far divenire Poesia (la Poesia che scriviamo ma ugualmente la Poesia che leggiamo) forte, autonoma, possente, inconfondibile come un oggetto naturale tra altri oggetti naturali: reale e necessaria e evidente come una pietra, un tronco d’albero, il sorriso d’una persona: “Forse noi siamo qui per dire: casa, ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutti, finestra, al più: colonna, torre… Ma per dire, comprendilo bene, oh, per dirle le cose così, che a quel modo, esse stesse, nell’intimo, mai intendevano d’essere… (Rilke, Elegie duinesi) “Aucun mot n’est employé qui ne soit considéré aussitot comme une personne” dice uno dei più grandi e coraggiosi poeti del Novecento, Francis Ponge (My creative method): nessuna parola sia usata senza essere subito considerata come una persona: mi pare un’affermazione straordinaria su cui si potrebbe riflettere per anni: usare le parole come esseri viventi a tutti gli effetti, anzi come esseri umani: è una dichiarazione che implica, insieme, una lotta all’antropocentrismo (quelle visione del mondo prevalente per cui l’Uomo è il solo centro dell’universo) e una sensazione che ogni parola -se collocata e vissuta poeticamente- sia a tutti gli effetti viva, abbia una sua storia, un suo temperamento, un suo destino, possa morire e possa resuscitare, abbia un suo rapporto inconfondibile con ognuno di noi e con il mondo tutto. Nella direzione che indico, non solo il facitore di Poesia ma allo stesso titolo il lettore di Poesia (colui che effettivamente la fa vivere ogni volta nella sua lettura, nella sua rimemorazione) diventano attivisti e agitatori (infiniti) del Linguaggio: rivoluzionari, di una rivoluzione finora impensata che sarebbe la più radicale delle rivoluzioni, la più inattesa e micidiale per i poteri costituiti sulle certezze del buonsenso e del senso comune. Costretta ad essere, per sua costituzione, un evento forte in un mondo di verità deboli, Poesia non può che vivere sotto il segno continuo della contraddizione e il Poeta (come il lettore di Poesia) vivere il proprio stato contradditorio come unica forma di coerenza possibile. Passare dall’uni-verso degli scienziati (che è come dire dai totem della contemporaneità che ha fatto della scienza la nuova mitologia e l’unica fede uni-versale) al multi-verso dei poeti sarebbe, per ognuno di noi, lettori di Poesia, una conversione talmente radicale da ridefinire (non solo teoricamente ma praticamente, molto praticamente) tutti i valori e gli antivalori predicati e praticati oggi nel mondo: sarebbe davvero, per citare ancora una volta il filosofo-poeta, la trasvalutazione di tutti i valori (…).

foto: Brooke Shaden-Battle at cliffside hill

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