mariaUn insegnante, un medico, un poliziotto, normalmente non vengono chiamati a spiegare cosa ci fanno al mondo. Il PoetaX è consapevole di essere un arto perfettamente irrisorio del corpo sociale (in questo Occidente, intendo, ché basta spostarsi di poco per venire guardati con altri occhi).
Quando arriva a essere pubblicamente interpellato sul tema, normalmente il PoetaX ha già alle spalle l‘esercizio d‘essersi scagionato privatamente per la propria tenebrosa passione. Ogni volta che il PoetaX è andato nelle scuole, ha dovuto spiegare l‘ovvio. L‘inspiegabile. Dunque, ha
provato a risolverla coi fatti: dimostrando. Ha provato a leggere e basta (se si tratta di un PoetaX particolarmente generoso, si sarà spinto a leggere poesie d‘altri), sperando che qualcosa del mondo che abita passasse la porta tra i regni. Se nessuna tra quelle parole si è sollevata dalla sua voce e ha
toccato chi aveva davanti, la responsabilità è stata esclusivamente del PoetaX… tratto dal numero 18 della rivista l’Ulisse… continua in pdf