Aspettando l’attesissimo “Conversazioni con Iosif Brodskij” di Solomon Volkov con la traduzione di Galina Dobrynina, la redazione vi offre una serie di articoli, estratti di saggi e poesie, del grande maestro della poesia russa del ‘900

IOSIF BRODSKIJ:
UNA BIOGRAFIA INTELLETTUALE di Anna Condello

BRODSKIJ IN RUSSIA.

Iosif Aleksandrovič Brodskij a volte nella sua giovinezza, nei giorni limpidi d’autunno stava su una spiaggia presso Kellomaki insieme ad un amico, che scherzando e puntando il dito verso nord-ovest diceva che quella era la Svezia. Brodskij a quel tempo non avrebbe mai potuto immaginare che avrebbe messo piede su quella terra così vicina alla sua che едва чихни -/телеграмма летит из Швеции “Будь здоров” (appena starnutisci -/un telegramma vola dalla Svezia: “Salute”.). E non avrebbe potuto immaginare di trovarsi in mezzo a quella gente che per anni aveva condiviso con lui “la stessa aria […] lo stesso pesce, […] la stessa pioggia, […], lo stesso mare, […] le stesse conifere”, occupando una poltrona da dove avrebbe ricevuto uno dei più insigni riconoscimenti che un uomo di cultura possa ricevere nella vita: il premio Nobel per la letteratura.
Arrivare a quella poltrona per Brodskij, cioè “per una persona dedita alla vita privata, per uno che ha sempre preferito la sua dimensione privata a qualsiasi ruolo pubblico”, significò vivere “un’esperienza un poco imbarazzante e non poco impegnativa”. Si può tuttavia ritenere che il Nobel abbia avuto per Brodskij un valore simbolico di rinascita. In un certo senso il raggiungimento di quella poltrona (intendendo una ben più alta poltrona), che Brodskij esattamente vent’anni prima aveva profetizzato come passo successivo alla sua resurrezione. Una resurrezione o meglio una redenzione da colpe mai commesse e quindi fonti di una duplice sofferenza.

Le prime sofferenze di Brodskij cominciarono a Leningrado, dove egli nacque il 24 maggio 1940 da genitori ebrei. Leningrado,la città che, secondo Brodskij, diede i natali anche alla letteratura russa: “In senso strettamente anagrafico la letteratura russa è nata qui, sulle rive della Neva.” La città da cui fu influenzato nello sviluppo del suo classicismo e a cui si ispirò in molte delle sue poesie. La città in cui visse condividendo un appartamento di una stanza e mezzo con Aleksandr Ivanovič Brodskij (1903 – 84) e Maria Moiseevna Volpert (1905 – 83) i quali trascorsero gli ultimi dodici anni della loro vita sperando di poter ancora ritornare insieme al loro figlio.
Leningrado e i genitori rappresentano i punti culminanti di tre saggi autobiografici, che si possono considerare particolarmente interessanti per chi voglia conoscere non semplicemente gli avvenimenti ma i pensieri più intimi della vita di Brodskij trascorsa in Russia.
Il padre, che nacque e morì anche a Leningrado, possedeva una laurea in geografia conseguita all’Università di Leningrado e una in giornalismo ottenuta alla Scuola dei Giornalisti Rossi:

Si era scritto a quest’ultima quando avevano fatto capire che le sue probabilità di viaggiare, soprattutto all’estero, erano pari a zero: perchè era ebreo, perchè era figlio del proprietario di una tipografia e perchè non aveva la tessera del Partito.

Sposò la madre di Brodskij appena prima della guerra, una guerra che ebbe per lui inizio nell’anno di nascita del figlio in Finlandia e finì nel 1948 in Cina. Riuscì a rivedere la sua famiglia solo una volta, nel 1945. Dopo la guerra lavorò al Museo della Marina come ufficiale responsabile del dipartimento di Fotografia. Nel 1950, dimesso dalla Marina ,in ossequio a una certa disposizione del Politburo che non permetteva agli individui di origine ebraica di avere gradi elevati nelle forze armate, decise di ritornare alla sua professione di fotoreporter e, poiché a quel tempo era difficile farsi assumere da un giornale, fu costretto a girare l’intera Unione Sovietica (senza un regolare contratto) per conto dell’Esposizione dell’Agricoltura che si teneva a Mosca. La famiglia spesso viveva dei guadagni della madre di Brodskij come segretaria o come contabile nell’ufficio di un dipartimento locale. In seguito però il padre di Brodskij trovò un lavoro regolare al giornale del porto di Leningrado.
Nel frattempo Brodskij, da vero figlio di mio padre, a quattordici anni fece una domanda di ammissione ad una accademia per sommergibilisti. Superò tutti gli esami

ma per via del quinto paragrafo – nazionalità – non mi fecero entrare; e il mio amore irrazionale per i cappotti della Marina, con le loro doppie file di bottoni d’oro, simili a un viale di notte con le luci che si allontanano, rimase non corrisposto
.

Un anno dopo Brodskij, disilluso dalla educazione scolastica – da lui ritenuta il primo contatto con l’obbedienza – lasciò la scuola compiendo quello che lui chiamò il suo“primo atto libero”; mentre ignorare le immagini onnipresenti di Lenin fu il “primo passo nell’arte di disinserirmi, il mio primo tentativo di estraniarmi.” Nel 1956 intraprese una serie di lavori manuali, studiando nello stesso tempo da autodidatta con impegno. Imparò la lingua inglese e polacca per conoscere direttamente dalla fonte la poesia inglese polacca e americana, studiò mitologia classica, filosofia religiosa, la Bibbia ecc…
A Leningrado c’era una fabbrica denominata comunemente “l’Arsenale”, accanto si trovava un ospedale e vicino all’ospedale la famosissima prigione denominata “le Croci”. Brodskij passò gradualmente dalla prima, lavorando come fresatore, al secondo lavorando nell’obitorio e alla terza non per lavorare ma perché aveva iniziato a lavorare: “cominciai a scrivere poesie e presto le celle delle Croci mi aprirono le loro porte.
Fra questi tre luoghi tuttavia non sussisteva nessuna differenza:

a causa di questa topografia così ravvicinata e a causa della chiusura ermetica della conchiglia, tutti questi luoghi, mestieri, detenuti, operai, guardiani e medici si sono fusi l’uno con l’altro, e io non so più se ricordo qualcuno che cammina avanti e indietro nel cortile delle Croci, a forma di ferro da stiro, o se sono io che ci cammino.

In seguito, fino al 1962, cambiò lavoro tredici volte. Fu ad esempio, addetto alle caldaie in un bagno pubblico, assistente in un anfiteatro di anatomia e si trovò anchea partecipare ad una spedizione di geologi come operaio avventizio.
Un giorno Brodskij, trovandosi a Jakutsk, scoprì un volume di poesie di Baratynskij. V. Poluchina, (fonte di questa notizia) tramite un’intervista che Brodskij le ha rilasciato, ci informa circa il pensiero di Brodskij di quel momento:

Quando lessi questo libro mi divenne chiaro che non avevo niente da fare a Yakutsk o con la spedizione, che non conoscevo o non capivo nient’altro, che la poesia era la sola cosa che capivo.

  1. Poluchina sostiene che Brodskij fu attratto dal contenuto deliberatamente non civico della poesia di Baratynskij. “Gli atteggiamenti anteriori erano un’idea fissa della nostra generazione”afferma infatti Brodskij. Negli anni ’50 furono fondate delle società letterarie per giovani autori come Lito guidata da Gleb Semònov all’Istituto Minerario di Leningrado; esisteva anche un circolo universitario di poeti e un gruppo di giovani poeti all’Istituto Tecnologico. Iniziarono a farsi conoscere anche i poeti più anziani come Boris Sluckij, S. Lipkin, David Samojlov e Naum Kor? Brodskij frequentò tutti questi poeti ricevendo una maggiore influenza nella sua evoluzione come poeta da Brodskij e da Evgenij Rejn; un poeta più giovane di Sluckij.

Brodskij iniziò a scrivere nel 1958 e, non amando la metrica banale, nei suoi primi versi fece degli esperimenti in verso libero, associò metri tradizionali con il dol’nik. In generale i primi versi presentano una vaga configurazione e tendono a volte all’esagerazione, sono irregolari e prolissi. Intorno al 1960 iniziò ad usare metri tradizionali come il giambo e l’anapesto, con il mantenimento della pausa intonazionale alla fine del verso. Ma già nel 1961 cominciò i suoi smembramenti intonazionali che portano la pausa al centro del verso, e lo sviluppo della frase di lunga estensione con sintassi complessa che si spande da verso a verso e anche da una strofa all’altra tramite enjambement. Riguardo alla figuratività semantica sono notevoli le immagini mitologiche, storiche e l’imageryreligioso che introducono i temi che diventeranno centrali per la sua opera: la fede, il tempo, la poesia e il linguaggio. In questi anni Brodskij inizia a sviluppare come principio estetico l’identificazione dell’uomo con la parola. Nella poesia Глаголы (Verbi) i cittadini sovietici si identificano con i verbi:
Меня окружают молчаливые глаголы
похожие на чужие головы […] Каждое утро они идут на работу

(Mi circondano verbi silenziosi/simili a teste estranee […] Ogni mattina vanno al lavoro).
Nel 1962 Evgenij Regin presentò Brodskij ad Anna Achmatova che in seguito lo chiamò il più interessante e promettente giovane poeta russo della sua generazione. Tuttavia prima che Brodskij considerasse l’Achmatova come la sua guida ci volle più tempo e, in ultima analisi, l’Achmatova non ebbe un’influenza stilistica su Brodskij, ma spirituale e culturale. Secondo V. Poluchina “alla concisione di espressione dell’Achmatova egli preferiva poesie lunghe, pesanti discorsi logici caricati di inversioni ed enjambement; alla sua scarsità di metafore gli opponeva un’abbondanza di tropi, talvolta costruiti interamente su arguzie e paradossi.”

Per quanto riguarda gli studi sugli scrittori europei e occidentali come Proust, Joyce, Beckett, T.S.Eliot e Frost, Brodskij poteva seguirli tramite samizdat. Allo stesso modo conobbe le opere dei filosofi religiosi russi Berdjaev e ?estov. Le letture di Brodskij compresero in quegli anni anche Dostoevskij, Mandel’?tam e mediante samizdat Pasternak e Cvetaeva. Brodskij ha sempre stimato quest’ultima al di sopra dei suoi contemporanei russi, considerandola un’innovatrice sul piano formale. Fu grazie alla sua poesia che Brodskij imparò ad utilizzare complesse costruzioni sintattiche, pause e lineette, la sincerità e un punto di vista senza compromessi. E ciò che Brodskij dice della Cvetaeva per la maggior parte si può attribuire anche a Brodskij.
Nel 1963 Brodskij tradusse alcuni poeti: il cubano Hernandez, lo iugoslavo Rakic e il polacco Galczynski. Per la lettura di queste opere Brodskij fece una delle sue rare apparizioni pubbliche in Unione Sovietica, alla casa degli scrittori di Majakovskij. Brodskij imparò le varie lingue da autodidatta per motivi di cultura personale ma con le traduzioni potè anche fare alcuni contratti con le case editrici.
Nello stesso anno Brodskij scrisse quelli che sono considerati i capolavori della sua giovinezza: le poesie lunghe ovvero i poemi Большая элегия Джону Донну (Grande Elegia a John Donne) e Исаак и Авраам (Isacco e Abramo). In generale in questo anno Brodskij fu molto fecondo: secondo V. Poluchina “in una raccolta di quattro volumi della poesia di Brodskij del samizdat di Maramzin ci sono circa trenta poesie lunghe e brevi (più di 2000 versi), datati 1963.”

Le poesie di Brodskij erano anche cantate nelle serate di poesia in cui si riunivano i giovani poeti e intellettuali leningrandesi

per ascoltare gli autori che avevano avuto il coraggio di abbandonare il canone poetico del realismo socialista staliniano e i suoi versi elementari. […] estranei a qualsiasi innovazione. I poeti della nuova generazione si distinguevano per il desiderio di sperimentazione formale e per la scelta di tempi esplosivi.

Malgrado la poesia di Brodskij avesse un carattere apolitico, il suo linguaggio era estraneo alla letteratura sovietica ufficiale:

il poeta, se è davvero tale, qualunque cosa dica, usa un linguaggio suo e questo è già un reato. Il regime, infatti, ha codificato tutto, anche il linguaggio, […]. C’è un lessico pietrificato ad uso degli artisti della parola: chi ne usa un altro è un “deviato” o un provocatore. E’ uno “che si mette in proprio”.

Così anche Brodskij fu sottoposto alla vigilanza delle autorità sovietiche come possibile sovversivo, ma un ingrediente del motivo della persecuzione di Brodskij da parte dello stato fu anche l’Antisemitismo

…. segue