Aspettando l’attesissimo “Conversazioni con Iosif Brodskij” di Solomon Volkov con la traduzione di Galina Dobrynina, la redazione vi offre una serie di articoli, estratti di saggi e poesie, del grande maestro della poesia russa del ‘900

IOSIF BRODSKIJ:
UNA BIOGRAFIA INTELLETTUALE di Anna Condello

 

  1. BRODSKIJ NELL’ESILIO RUSSO.

    Brodskij fu arrestato tre volte: nel 1961 e nel 1962 fu imprigionato, interrogato, trattenuto senza un’accusa formale e presto rilasciato per mancanza di motivi sufficienti. Brodskij racconta:

“Gli agenti del kgb fecero irruzione in casa mia, a Leningrado, e buttarono tutto all’aria. Poi mi caricarono su un’auto e mi portarono al comando dove mi tennero per tre giorni interrogandomi su tutto: le mie idee, i miei amici, il mio modo di vivere. Gli interrogatori si sa come avvengono: insulti, minacce, promesse di clemenza […] Il carcere a Leningrado è nello stesso palazzo del kgb, è un po’ come la Lubjanka di Mosca. Nelle celle si accede dall’interno, attraverso un ponticello che io chiamo “il ponte dei sospiri”. L’edificio ha cinque piani, più tre sotterranei. Sopra sembra un ministero, sotto, un luogo di tortura. […] Alla terza, me la diedi a gambe ma appena in strada mi misi a ridere: dove potevo andare? Così tornai indietro e mi consegnai agli agenti”.

Il 4 maggio 1961 il decreto della lotta contro i parassiti fu approvato e fu immediatamente usato a fini politici. Il terzo arresto fu preparato da alcuni fatti spiacevoli. Il 29 novembre 1963 venne pubblicato sul quotidiano Вечерний Ленинград un articolo dal titoloОкололитературный трутень (Un parassita semi-letterario). L’articolo era firmato con i cognomi Lerner, Medvedev e Ionin, ma il principale promotore dell’accusa a Brodskij fu Lerner, un ex capitano del Kgb, che sottopose all’attenzione del segretario del compartimento di Leningrado dell’Unione degli scrittori – il poeta Aleksandr Prokof’? – dei versi immorali attribuiti a Brodskij, inculcandogli l’idea sulla necessità di ottenere un trasferimento di Brodskij da Leningrado. Inoltre convocò una riunione dei membri del Comitato dell’Unione degli scrittori, senza invitare nessuno degli scrittori che conoscevano Brodskij personalmente o conoscevano le sue opere, in cui fu presa la decisione di rinviare Brodskij a giudizio come parassita. Infine Lerner rese complice un altro membro dell’Unione degli scrittori, E. Voevodin, di una relazione che risultasse provenire dalla commissione nonostante che il presidente D. Granin non ne fosse al corrente. La relazione che conteneva opinioni nettamente sfavorevoli e accusava le poesie di Brodskij come pornografiche e antisovietiche fu introdotta inaspettatamente durante il processo.
Alcuni giorni dopo Brodskij fu arrestato con l’accusa di parassitismo e inizialmente imprigionato nelle famose “Croci”. Poi fu internato fino al 5 gennaio 1964 all’ospedale psichiatrico Ka?cenko di Mosca.
Tutte le azioni in difesa di Brodskij furono ignorate: lettere, telegrammi e telefonate all’amministrazione dell’Unione degli scrittori, al Comitato del Partito di Leningrado, e a Kru?cev al Comitato Centrale da parte di Dimitrij ?ostakovic, Samuil Mar?ak e Kornej Cukovskij – tre premi Lenin che il professor Etkind e la giornalista Frida Vigdorova con l’aiuto di Anna Achmatova riuscirono a schierare in favore di Brodskij – rimasero senza risposta. L’Unione degli scrittori di Leningrado rifiutò di difendere Brodskij, rimettendolo al tribunale.

Fra il gennaio e il febbraio 1964 Brodskij si nascose spostandosi continuamente, su consiglio dei suoi amici, in luoghi diversi. Ma appena ritornò a Leningrado fu arrestato. Il 18 febbraio ebbe luogo la prima udienza del processo al tribunale del distretto Dzer?inskij di Leningrado, udienza che fu rimandata a richiesta del difensore affinché Brodskij fosse sottoposto ad una visita medica per chiarire se lo stato della sua salute non impedisse il mantenimento di un lavoro regolare.
Il breve interrogatorio di Brodskij in questa udienza divenne famoso grazie agli appunti della Vigdorova, i quali insieme all’interrogatorio della seconda udienza (finché il giudice non le ordinò categoricamente di smettere di prendere appunti) furono esportati di contrabbando e stampati su parecchi giornali in Occidente
Se ne citano qui brevemente i passi più significativi:

GIUDICE: Di che cosa si occupa?
BRODSKIJ: Scrivo poesia. Traduco. Suppongo…
GIUDICE: Niente “suppongo”. Si alzi dritto in piedi! Non si appoggi alla parete! Guardi la corte! Risponda alla corte correttamente! (A me): La smetta di prendere appunti immediatamente, o la dovrà espellere dalla sala! (A Brodskij): Ha un lavoro fisso?
BRODSKIJ: Pensavo che fosse un lavoro fisso.
GIUDICE: Risponda precisamente!
BRODSKIJ: Scrivevo poesia. E pensavo che fosse stata stampata. Suppongo…
GIUDICE: Non siamo interessati in quello che “suppone”. Risponda per quale ragione non ha lavorato.
BRODSKIJ: Ho lavorato. Ho scritto poesia.
[…] GIUDICE: Per quanto tempo ha lavorato?
BRODSKIJ: Approssimativamente…
GIUDICE: Non siamo interessati all’approssimativamente!”
BRODSKIJ: Cinque anni.
GIUDICE: Dove ha lavorato?
BRODSKIJ: In una fabbrica. Con un gruppo geologico…
GIUDICE: Quanto tempo ha lavorato nella fabbrica?
BRODSKIJ :Un anno.
GIUDICE: Facendo che cosa?
BRODSKIJ: Ero fresatore.
[…] GIUDICE: Ma in genere qual’è la sua specialità?
BRODSKIJ: Sono un poeta, un poeta-traduttore.
GIUDICE: E chi le ha detto che lei è un poeta? Chi l’ha incluso nell’ordine dei poeti?
BRODSKIJ: Nessuno. (Non sollecitato) E chi mi ha incluso nell’ordine della razza umana?
GIUDICE: Lo ha studiato?
BRODSKIJ: Che cosa?
GIUDICE: Essere un poeta? Non ha finito la scuola dove preparano… dove insegnano…
BRODSKIJ: Penso che non si può ottenere dalla scuola.
GIUDICE: Come allora?
BRODSKIJ: Penso che… (disorientato) venga da Dio…

Il tribunale deliberò che Brodskij fosse sottoposto ad un esame giudiziario psichiatrico per determinare se soffrisse di qualche malattia psicologica e se questa malattia non permettesse di mandarlo in esilio ai lavori forzati. Fu invece rifiutata la richiesta del difensore di scarcerare Brodskij fino alla ripresa del processo.
Brodskij trascorse tre settimane nell’ospedale psichiatrico di Leningrado. A questo periodo si deve probabilmente la composizione di una delle più belle opere di Brodskij: il poema Горбунов и Горчаков (Gorbunov e Gorčakov, 1965 – 68). E Brodskij ricorda quei giorni come il momento più duro in Unione Sovietica:

“Mi facevano punture calmanti terribili. Mi svegliavano in piena notte, mi facevano un bagno gelato, mi stringevano dentro un asciugamano umido e mi mettevano accanto al calorifero. Il calore seccava l’asciugamano e mi tagliava la carne”.

Nella seconda udienza, il 13 marzo 1964 si lesse il risultato dell’esame medico il quale determinava che, nonostante Brodskij presentasse qualche tratto psicopatico nel suo carattere, era capace di lavorare e pertanto le misure di punizione previste dal decreto sui parassiti erano applicabili. In questa seduta, dopo un nuovo interrogatorio a Brodskij simile al precedente, intervennero alcuni testimoni d’accusa e di difesa. Il fatto più paradossale di queste testimonianze fu che i testimoni della difesa (la scrittrice e filologa N. Grundnina, supervisore dell’opera dei giovani poeti; il professor E. Etkind, specialista di letteratura tradotta, membro dell’ufficio della divisione dei traduttori e membro del comitato che sovraintende le opere dei giovani autori; il professor V. Admoni, storico letterario, linguista e traduttore – entrambi professori dell’Istituto Herzen -) nonostante conoscessero Brodskij personalmente e avessero seguito il suo lavoro letterario e le sue traduzioni, apprezzando entrambi e sottolineando l’enorme professionalità di Brodskij nel tradurre che gli permetteva di avere già un impiego legittimo e remunerativo, non furono presi in considerazione. Furono invece considerati come autorevoli i testimoni dell’accusa che non conoscevano Brodskij personalmente, né le sue opere (o per lo meno conoscevano alcuni versi che non fu possibile accertare se fossero di Brodskij) ma che, basandosi su certi documenti non verificati e sull’articolo pubblicato alcune settimane prima, espressero giudizi di biasimo sulla sua opera e sulla condotta morale le quali avrebbero influenzato negativamente i giovani.
I documenti non accertati e introdotti nell’udienza furono la già menzionata relazione compilata da Voevodin e varie lettere di coloro che avevano giudicato Brodskij sulla base di quell articolo tendenzioso. I documenti furono presentati dal pubblico ministero F. Sorokin che insultò brutalmente sia Brodskij definendolo parassita, maleducato e persona moralmente sudicia, sia i suoi difensori chiamandoli feccia e con vari nomi di insetti. Dimostrò in questo modo di non possedere prove obiettive contro Brodskij e di essere costretto ad usare metodi inammissibili. Le lettere mandate alla redazione del quotidiano e i telegrammi in favore di Brodskij non furono presentati.
Alla fine dell’udienza il giudice Savel’eva lesse la seguente sentenza secondo il resoconto stenografico della Vigdorova:

Brodskij sistematicamente non adempie ai doveri di cittadino sovietico riguardo al benessere personale e la produzione di ricchezze materiali, il che è evidente dai frequenti cambiamenti di lavoro. Fu avvertito dagli agenti della Sicurezza Nazionale nel 1961 e dalla milizia nel 1962. Promise d’intraprendere un lavoro fisso, ma non prese nessuna decisione. Continuò a non lavorare, scrisse e lesse le sue poesie decadenti nelle riunioni serali. Dalla relazione della commissione che sovraintende l’opera dei giovani scrittori appare evidente che Brodskij non sia un poeta. Fu biasimato dai lettori del quotidiano Vecernij Leningrad. Pertanto la corte applicherò l’ordine del 4 febbraio 1961: di mandare Brodskij in una località distante per un periodo di cinque anni di lavori forzati.
In un intervista tuttavia Brodskij dice che lo stenogramma riflette solo un terzo del processo. Ad un certo punto proibirono di prendere appunti.

Alla fine mi lessero sedici capi d’accusa: stampa e diffusione di materiale antisovietico (cioè l’Achmatova, Pasternak), composizione di versi pornografici (cosa che purtroppo non era vera), epigrammi oltraggiosi rivolti ai capi dell’Unione degli scrittori, e così via, fino all’accusa di corruzione della gioventù (che, a quanto pare, leggeva i miei versi clandestinamente). […] “Ha qualcosa da dire. a sua discolpa, Brodskij?” Io ho risposto che i casi erano due: o tutte quelle accuse erano vere, e allora meritavo la condanna a morte o non erano vere e allora dovevo essere subito rilasciato.

Dopo il processo Brodskij venne imprigionato nuovamente alle “Croci” fino al 22 marzo, dopo di che lo deportarono insieme a ladri e assassini al distretto Kono?kij nella regione di Archangel’sk (all’estremo Nord della Russia) dove iniziò a spaccare legna: “era terribile, svenivo, non ce la facevo proprio.” In seguito, aiutato dal capo della polizia locale riuscì a trovare un villaggio nelle vicinanze, Norinskaja, dove si trovava un sovchozdedito soprattutto all’allevamento del bestiame.  Brodskij puliva le stalle, trasportava il letame e aiutava a lavorare nei campi. L’ambiente in cui Brodskij viveva, il suo stato d’animo e i pensieri si possono cogliere dalle poesie scritte durante questo periodo in special modo da Новые Стансы к Августе (Nuove stanze ad Augusta, 1964) di cui si riporta la quarta strofa:

Что ж, пусть легла бессмысленности тень

в моих глазах, и пусть впиталась сырость

мне в бороду, и кепка – набекрень –

венчая этот сумрак, отразилась

как та черта, которую душе

не перейти –

я не стремлюсь уже

за козырек, за пуговку, за ворот,

за свой сапог, за свой рукав.

Лишь сердце вдруг забьется, отыскав,

что где-то я пропорот: холод

трясет его, мне в грудь попав.

 

(Che si stenda pure l’ombra dell’assurdità/ nei miei occhi, e che si assorba l’umidità / nella mia barba, e il berretto – a sghimbescio – / coronando questa oscurità, appaia, / come quel segno che l’anima / non deve attraversare – / non aspiro ormai / alla visiera, al bottone, al colletto, / allo stivale, alla manica36. / Solo il cuore ad un tratto comincerà a battere, sentendomi da qualche parte trafitto. Il freddo / lo scuoterà, cadendo nel mio petto.)

Si deve tuttavia concordare con Victor Erlich che a questo proposito afferma:

Sebbene alcune delle più efficaci poesie […] furono scritte durante questo periodo straziante, la dura prova personale dell’autore riceve un trattamento particolarmente reticente, in verità, quasi obliquo. […] la musa di Brodskij  breve sull’autocommiserazione.

Brodskij oggi in ogni caso ricorda più serenamente la sua esperienza a Norinskaja:

Da una parte è stato molto pesante, […]. D’altra parte è stato uno dei periodi più fecondi della mia vita: avevano molto tempo libero. Il clima era severo, qualche volta non si usciva neanche di casa, e così leggevo e scrivevo molto. […] poi subentrò qualcosa di più importante, di più profondo che mi segnò per tutta la vita: quando esci di mattina alle sei, nei campi, a lavorare con il sole che si alza, senti che quel gesto è lo stesso di milioni e milioni di altri essere umani. E’ allora che avverti il senso della solidarietà umana, direi. Se non mi avessero arrestato e condannato, non avrei avuto quest’esperienza, sarei stato più povero. In un certo modo sono stato fortunato.

Ma fortunatamente il poeta vi trascorse solo diciotto mesi grazie ad una petizione firmata da scrittori russi e stranieri che protestarono contro il verdetto inflitto a Brodskij. Nel novembre del 1965 lo liberarono e tornò a Leningrado con una fama quasi mondiale:

Mi sembrava di saper tutto, di poter distinguere il bene dal male, […] Ero in splendida forma interiore. E a un certo punto sembrava che riuscissi perfino a pubblicare i miei versi su qualche rivista importante.

Vennero pubblicate traduzioni delle sue opere in molte lingue europee (Francese, Tedesco, Italiano, Inglese, Ceco, Ebraico, Norvegese, Polacco, Serbo Croato). E in America appare (anche se non autorizzata del poeta) la sua prima collezione di poesie,Стихотворения и поэмы. Nella seconda raccolta, formata da cinquanta liriche scritte prima del 1963, cinque poemi, e nove liriche nel 1964, si diffonde un senso di impotenza di fronte al male che prevale in un mondo in cui i desideri sono irrealizzabili. Alcune poesie furono pubblicate in Unione Sovietica.
Brodskij continuò il suo lavoro di traduttore soprattutto dei poeti polacchi come Cyprian Norwid, Zbigniew Hebert, Czeslaw Milosz e Kostantin Galczynski. Dei poeti inglesi tradusse Andrew Marvell e John Donne. Le traduzioni di Donne sono state incluse nella seconda raccolta di poesie di Brodskij, Остановка в пустыне che contiene cinquantotto liriche, otto poemi e alcune poesie già stampate nella prima raccolta. In questo gruppo si esprime il dolore per la perdita e la separazione (Эней и Дидона, (Enea e Didone), 1969), anche la perdita dell’amore è il simbolo di privazioni più ampie (Прощайте, мадемуазель Вероника, (Addio Mademoiselle Veronique), 1967). Il racconto di un naufragio (Письмо в бутылке, (Lettera in una bottiglia), 1965) allude al ?affondamento? dei sentimenti. Le liriche del periodo successivo al suo rilascio sono spesso autobiografiche. Parecchie poesie sono meditazioni sull’importanza della cultura (Остановка в пустыне, (Fermata nel deserto), 1966). Un lungo colloquio che s’intreccia in infiniti punti di vista su temi universali  costituito dal poema Gorbunov e Gorcakov.
Negli anni dopo il suo rilascio Brodskij viaggi a lungo. Trascorse a Mosca l’estate del 1966 con i suoi amici Naiman e Rejin. In inverno viaggiava per la Crimea: fu in Jalta, Gurzuf, Koktebel. Molto spesso andò in Lituania: Vilnius, Palanga, Kaunas. Il ?resoconto? di uno dei viaggi in Lituania fu il ciclo Литовский дивертисмент (Divertimento Lituano, 1971) dedicato a Tomas Venclova in compagnia del quale soggiornò a Vilnius insieme anche al poeta polacco Viktor Voro?ilskij. Tradusse l’opera di Brendan Behan The Quare Fellow e quella di Stoppard Rosencrantz and Guildenstern Are Daed.
Brodskij tuttavia era ancora guardato come un elemento indesiderabile nella società sovietica e, nel 1968, al momento di firmare il contratto per una pubblicazione di una vera e propria raccolta di poesie in Russia sorsero dei problemi inspiegabili:

Quel giorno cominciarono a menar il can per l’aia, a mandarmi da un redattore a un caporedattore. Evidentemente qualcuno aveva telefonato, qualcuno la sera prima aveva deciso che non si doveva pubblicare Brodskij, visto che già lo pubblicavano all’estero (era uscita una raccolta un po’ forzata di miei versi, senza mia autorizzazione, in America). Chissà. Cercavano di spiegarmi che cosa non andava, tiravano in lungo, secondo quella strana etichetta sovietica nei rapporti con l’autore per cui non gli si dice mai direttamente no. “Insomma è si o no?”, chiedo“Se la mette così”, mi rispondono, “ma non dovrebbe metterla così, Iosif Alexandrovic, insomma, è no”.

Nel 1969 Robert Lowell lo invitò a partecipare al Festival Internazionale della Poesia a Londra ma non gli fu permesso di andare ad un altro invito al Festival dei Due Mondi a Spoleto, l’Unione degli Scrittori Sovietici rispose che non c’era nessun poeta con quel nome in Russia: era stato depennato dalla lista ufficiale degli scrittori russi.
Nel maggio del 1972 gli intimarono l’ultimatum per lasciare il paese:

il 10 maggio 1972 mi chiamano e mi dicono: “Approfitti subito di uno dei tanti inviti che le vengono per emigrare in Israele e parta. Le prepariamo il visto in due giorni”. “Ma non ho nessuna intenzione di approfittarne”. “E allora si prepari al peggio”. Non potevo far altro che cedere: sono riuscito al massimo a farmi prolungare i termini fino al 10 giugno (“dopo questa data non ha più carta d’identità, non ha più niente”): volevo almeno passare a Leningrado il mio trentaduesimo compleanno, con i miei genitori, l’ultimo. Quando mi hanno consegnato il visto d’espatrio, mi hanno fatto saltare la fila: c’erano tanti ebrei che aspettavano, che bivaccavano lè in anticamera giorni e giorni in attesa del visto e che mi guardavano esterrefatti, con invidia […]. L’ultima notte in Urss l’ho passata scrivendo una lettera a Breznev. Il giorno dopo ero a Vienna.

L’espulsione di Brodskij dalla Russia segna la fine del suo secondo periodo creativo.Конец прекрасной эпохи (Fine di un’epoca meravigliosa) è il titolo della sua terza raccolta di poesie e, benché sia stata stampata nel 1977, può essere considerata come riferita da Brodskij a questo periodo, dal momento che la raccolta contiene poesie che vanno dal 1964 al 1971. Poeticamente infatti rappresenta la fine del suo periodo lirico e mostra i primi segni dell’anti-lirismo o meglio di un sistema lirico in cui i sentimenti sono sotto il controllo della ragione, anche se a volte disobbediscono. InПенье без музыки (Canto senza musica, 1970) la separazione in amore viene espressa attraverso una figuratività geometrica. Due amanti separati nello spazio, sono uniti da una retta da qualche parte su di loro, in cielo, e così si forma un triangolo:

[…]

возьми

перо и чистый лист бумаги

и перпендикуляр стоймя

восставь,как небесам опору,

меж нашими с тобой двумя

-да, точками: […] […]

итак, разлука

есть проведение прямой,

и жаждущая встречи пара

любовников – твой взгляд и мой –

к вершине перпендикуляра

поднимется, не отыскав

убежища, помимо горних

высот, до ломоты в висках;

и это ли не треугольник?

 

(prendi / la penna e il foglio di carta pulito / mettendo una perpendicolare ritta, / come un appoggio al cielo, / fra i nostri due – si punti: […] così, il distacco / è un tracciamento diretto, / e una coppia d’amanti bramosa dell’incontro / – il tuo sguardo e il mio – / verso la sommità la perpendicolare / sale, senza trovare / un riparo, malgrado le altezze / delle montagne, fino ai reumatismi nelle tempie; / e questo è un triangolo!).

In Памяти Т.Б. (In memoria di T.B., 1968) non si esprime un classico dolore per la perdita dell’amata, ma un sentimento quasi indifferente sotto il quale però si nasconde lo stupore per l’incomprensibilità della morte tanto che nessuna manifestazione di dolore gli sembra adeguata ad un’esperienza così tragica. Anche qui troviamo due amanti ma stavolta separati nel tempo:

Как две прямых расстаются в точке,
пересекаясь, простимся. Вряд ли
свидимся вновь, будь то Рай ли, Ад ли.
Два этих жизни посмертной вида
лишь продолженье идей Эвклида.

(Come due rette che di disgiungono in un punto, / interessandosi, ci congediamo. E’ difficile che / ci rivedremo di nuovo, se anche fosse il Paradiso o l’Inferno. / Due di queste vite di aspetto postumo / sono solo la continuazione dell’idea di Euclide.)

In С Февраля по Апрель (Da Febbraio ad Aprile, 1969 – 70) manca il lirismo alla Fine dell’inverno perché  il ricordo del male sfuma e le Muse litigano invece di “cantare”, ma stanno a banchetto con la loro madre, la dea della Memoria e quindi il male non può essere dimenticato:

В эту зиму с ума
я опять не сошел, а зима
глядь и кончилась[…] не кончается время тревог,
не кончаются зимы.
В этом – суть перемен,
в толчее, в перебранке Камен
на пиру Мнемозины.

(Quest’inverno di senno / di nuovo non sono uscito, e l’inverno / vedi è finito. […] non ha termine il tempo dell’inquietudine, / non finiscono gli inverni. / Qui sta il nocciolo dei cambiamenti, / nel trambusto, nel bisticcio delle Camene / al banchetto di Mnemosine.)

L’alienazione si comunica in Речь о пролитом молоке (Discorso sul latte versato, novembre 1967). Atmosfere di sonnolenza, inerzia, aridità si sente in Конец прекрасной эпохи (Fine di un’epoca meravigliosa, dicembre 1969). In Post aetatem nostram, 1970 delinea un impero immaginario del futuro in un periodo post-cristiano, identificandolo con l’impero romano pre-cristiano. Le cose sono preferite agli uomini nella sconvolgenteНатюрморт (Nature morte, 1971), ma in essa si cela il terrore della morte.