Aspettando l’attesissimo “Conversazioni con Brodskij” (LietoColle 2015) la redazione vi offre una serie di articoli, estratti di saggi e poesie, del grande maestro della poesia russa del ‘900

Brodskij- testimonianze della bellezza di Alessandro Cappa

Riferimento:

http://revenants.menstyle.it/2/fermata-nel-deserto-il-revenant-j-brodskij/

 

“In ultima analisi, anche se uno scrittore pensa il contrario, egli è soltanto uno strumento della lingua, uno dei mezzi dell’esistenza della lingua. Siamo immersi nella lingua come dei corpi nell’acqua”.

E così che Josif Brodskij, premio Nobel per la letteratura, scrive nella nota finale all’edizione italiana di Fermata nel deserto (a cura di G. Buttafava, Mondadori, Milano 1979); quasi a voler ribadire, prima ancora che come poeta, il suo rapporto da essere umano con la parola.
Ci chiediamo, mi chiedo, come sia possibile che una raccolta del genere, che comprende un arco poetico che va dal 1962 al 1974 circa, e che segna l’ingresso nella poesia mondiale di uno dei maggiori poeti russi del secolo scorso, sia reperibile oramai solo dall’immemoriale scaffale di una biblioteca comunale/nazionale ben fornita. Io, mio malgrado, ne posseggo soltanto una fotocopia.
E avevo sottolineato una poesia, a futura memoria, una poesia che oggi, a distanza di dieci anni, trovo di una meraviglia pura, e di cui riporto un brano, solo l’inizio:

Colloquio con un celeste. Qui sulla terra dove
cadevo in estasi o in eresia
dove, scaldandomi nei ricordi degli altri,
vivevo come un ratto nella cenere,
dove peggio d’un topo
rodevo il dizionario in corpo otto
di una lingua che a me è materna e a te straniera
e dove, grazie a te, fisso dall’alto
me stesso, non scorgendo
in nessun modo un luogo da toccare
con il verbo, non dominando più la gola,
soffocando per un cenno del capo
d’una tonitruante
carogna, umettandomi le labbra,
invece di castalio umore, di saliva,
come la torre di Pisa inclinandomi
sulla carta, di notte,io ti rendo il tuo dono:
non l’ho nascosto, non l’ho sperperato
in festini, e se l’anima avesse un profilo,
tu vedresti che essa è solo un calco
del dono doloroso,
che più nulla possiede e che è rivolta
verso di te, insieme al tuo dono.