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MICROPOLIS, mensile umbro di politica, economia e cultura

 settembre 2015 – Anno XX – numero 9 – in edicola con “il manifesto”

 (di Walter Cremonte)

…Ciò che più colpisce nella poesia di Mari Vallisoo è quello che Paolo Ottaviani nella Prefazione al libro ha ben sintetizzato come “l’indeterminatezza tra il quotidiano e l’eterno”, il “far coesistere (…) i gesti più consueti del vivere quotidiano e gli improvvisi squarci d’assoluto”, come se ogni cosa svelasse – come dice la poetessa – una “linea inquieta” tra la morte e la vita. E l’inquietudine è dietro ogni cosa, ogni cosa – anche la più familiare – è motivo d’angoscia: “Sul vialone / un bambino smarrito continua a chiamare”, in quella che appare – come ha colto ottimamente Lo Leggio in queste stesse pagine – “una suspense prolungata che accentua il senso di mistero”. Dove il mistero è la vicinanza della morte o meglio il modo in cui la morte rivela la sua vicinanza. E si può dire che i nuovi testi apparsi ora nel Quadernario segnalano un forte approfondimento e anche una radicalizzazione di quella che la Põld indica esattamente come “sensazione della vicinanza della morte” da cui nasce la poesia. La poesia di Mari Vallisoo incantatrice e sfuggente, troncata così presto da un banale e crudele incidente stradale.

Altra voce davvero grande è quella di Kersti Merilaas, forse più “letterata” e più vicina a parametri a noi noti (la Vallisoo, interrogata sulle sue preferenze letterarie, aveva risposto: “Mi interessa piuttosto la fisica quantistica”). La Merilaas ha anche tradotto Brecht (oltre che Goethe) in estone, come da noi Fortini, e ce ne accorgiamo fin dalla prima poesia qui proposta: “Fidati dei tuoi occhi. Osserva, confronta e studia / (…) / L’ansia si chiama ansia, il nome del dolore è dolore / ora e sempre… / Tutto è così come lo vedi. / Onesto sei tu, mio amico, mai potresti gustare /il pane amaro e bagnato dalle lacrime dei compagni. / Perché allora pensi che con il falso si difende la verità / e con il crimine si combatte per la giustizia?”

Le poesie delle due autrici estoni sono tradotte benissimo: questo, si potrebbe obiettare, è un giudizio azzardato, risultando impossibile (per noi) ogni verifica sul testo originale a fronte, attraente e respingente come ogni mistero. Ma non così azzardato, se accettiamo il fatto che anche la traduzione poetica è a sua volta poesia, con la sua (relativa) autonomia e la sua intrinseca bellezza. E così ci appare la traduzione di Mailis Põld, che ci ha fatto il dono di farci conoscere due magnifiche poetesse, da segnalare con certezza a chi ama la poesia e sente il desiderio, anzi la necessità di allargare il proprio orizzonte.