Il ruolo del giovane poeta contemporaneo continua ad implicare una inutile  e dannosa frequentazione  di un limitato mondo, espressione quasi sempre di un singolo la cui nomea diventa, in un certo senso, garanzia della  stessa esistenza del poeta non ancora noto, in un panorama comunque limitato alla prospettiva di appartenenza.

È triste vedere soprattutto i giovani disattivare il proprio talento perché forti di un punto di arrivo ottenuto troppo presto e che, in realtà, è solo apparente. In Natura si sa che chi sceglie di appartenere ad unbranco vive sì  protetto ma anche totalmente asservito al capobranco.

Così in Letteratura. La storia la scrivono i capibranco e la loro forza in larga parte è direttamente proporzionale al numero di seguaci che riescono ad avere e in minima parte al loro valore che spesso è comunque discutibile.

Bisognerebbe cominciare a pensare molto seriamente che la Letteratura ha poco a che fare con certe regole tribali e che uno scrittore e un poeta di valore per essere degno del suo talento deve avere come prima regola quella di abbandonare la foresta, consapevole che già  questa decisione presuppone un lungo e tormentato attraversamento in solitudine nel deserto dove, nella difficoltà stessa del percorso,  resistenza e  determinazionediventano fondamentali per guadagnarsi l’accesso al proprio talento.

Ma pare che sia regola comune, soprattutto in molti giovani, credere che l’esperienza si possa tranquillamente superare cercando, nell’ambiente letterario, un capobranco che ti accolga nel suo gruppo e, una volta all’interno, tentare di guadagnare ( in qualsiasi modo e a qualsiasi costo) posizioni per conquistare la sua fiducia.

C’è poco da risentirsi è così che funziona nell’ambiente letterario e chi voglia far credere il contrario mente sapendo di mentire. E questo succede perché ci sono pochissime occasioni sane che permettono a un giovane poeta o a un giovane scrittore di verificare, confrontandosi, il proprio valore.

Ecco perché ritengo il Progetto Gialla di LietoColle e Pordenonelegge,  un progetto sano, importante, edificato sui valori; un progetto da accogliere con entusiasmo, sperando che diventi un esempio da seguire nel prossimo futuro affinché nascano numerose iniziative simili in tutta la penisola. La direzione della collana è stata affidata ad Augusto Pivanti, una garanzia per serietà, sensibilità e competenza. Otto sono stati i giovani poeti pubblicati finora: Tommaso Di Dio, Clery Celeste, Giulio Viano, Giulia Rusconi, Sebastiano Gatto, Maddalena Lotter, Daniele Mencarelli, Greta Rosso.

In questa particolare occasione parlerò brevemente della raccolta di poesie di Maddalena Lotter, Verticale (LietoColle, 2015).

Maddalena Lotter è nata nel 1990 a Venezia, dove vive. È diplomata in flauto traverso presso il Conservatorio di Venezia e laureata in lettere antiche presso l’Università Ca’ Foscari. Nel 2014 ha vinto il primo premio al Premio Teglio poesia (sezione under 40) con una silloge inedita; alcuni suoi testi sono raccolti nella antologiaPost ‘900, lirici e narrativi (Ladolfi, 2015).

Una sera si stava al sicuro in veranda/ e qualcuno iniziò a raccontare;/ nelle pause narrative e quando per poco/  si rimaneva in silenzio e la radura/ circostante non emetteva suono,/ i grilli stranamente zitti /e quando pareva inabitato/ anche l’ultimo filo d’erba,/era chiaro allora che niente è vuoto/ e a ben guardare nell’umido della notte/  si affollavano presenze, una sull’altra/ ascoltavano le storie e a noi/ quasi non era dato respirare.” (Presenze)

Si può partire tranquillamente da questa poesia per notare come il discorso poetico della Lotter sia, per certi aspetti, legato totalmente al fascino del qui e adesso, dove tutto si riesce a cogliere con un grado elevato di emozione e stupore.

E ancora:

Eravamo in tre/ a penzolare sull’amaca/ nell’età del nulla, il mondo in attesa di noi./ A volte un amico si perde altrove/ senza un perché./ Ora vivi avanti indietro in una stanza/ dove cammini bianca/ incerta con le tue dita d’elfo,/ ma ci sono ancora io a ricordarti/ magra e sedicenne nel frutteto/ quando cantavi Moon River/ raccogliendo i fichi.” (Moon River)

C’è magia nei suoi versi ancora così fortemente legati all’età del nulla dove iltutto poteva manifestarsi nello stupore dello sguardo e non era importante capire il senso: la vita era lì insieme a te, discreta, a immaginare un mondo in attesa di essere esplorato.

L’anima poetica della Lotter è un’anima musicale da vivere e ascoltare attraverso la carezza di uno sguardo. Non c’è niente da aggiungere. La lettura ha il pregio di risvegliare emozioni che amano quel tuttoche emerge dall’istante, in un silenzio che parla  rivivendo ciò che riposa nel profondo.

 

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