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Di Pierangela Rossi

Poesia mistica, un Cantico dei cantici con san Francesco d’Assisi soprattutto, e santa Chiara, mediatori. E anche una notte oscura attraversata come in san Giovanni della Croce. Storia di un’ascesi nel silenzio. A esergo, per le tre sezioni, alcune delle più belle poesie di Turoldo: la prima, indimenticabile “Io non ho mani / che mi accarezzano il volto / (duro è l’ufficio / di queste parole / che non conoscono amore / non so le dolcezze / dei vostri abbandoni: ho dovuto essere / custode della vostra solitudine. / Sono / salvatore / di ore perdute”. La scelta dà conto anche delle pene e dello smarrimento che s’incontrano nel viaggio verso le nozze mistiche, nella speranza di lasciarsi alle spalle i più terrestri pensieri, vissuti come scorie. Elena Bartone è riuscita in un compito arduo: si pensi alle difficoltà di immaginare, vivere e rendere in poesia ciò che gli uomini non hanno mai veduto. E i paragoni, a questo punto, sono tratti dal mondo fiorito della natura.

Il Tu maiuscolo nella prima sezione è ambiguo, ma poi Dio viene chiamato il Signore, e allora Francesco assume definitivamente la parte del contraltare, in una intimità via via più sicura con il santo più amato, fino a identificarsi con santa Chiara. San Francesco diventa lo sposo. Le immagini della natura raffigurano il Paradiso come un Eden, modo scelto per avvicinarsi all’ineffabile.

Nella seconda sezione, la pace del silenzio prima della pronuncia iniziale del Verbo è vissuta di nuovo in intimità, dove risuona solo la poesia, la preghiera, una risata di bambini.

Nella terza sezione colpiscono i luoghi, scelti ancora per gli angoli di silenzio e la dimensione sacra: il Lago d’Orta, Portovenere, Bra, Sestri Levante, i monti Calabri, Torino. Scrive la prefatrice Martha L. Canfield: “La poesia mistica è un genere tanto squisito quanto difficile, sempre più nel nostro mondo materialista e utilitarista. Essa fiorì soprattutto nei secoli scorsi, nel Cinquecento, nel Seicento; e nella stessa poesia italiana- da Leopardi a Dino Campana a Carlo Betocchi- non è questa certamente la cifra dominante. Elena Bartone ci si presenta quindi come una voce rara e, proprio per quello, doppiamente affascinante”.

Scrive Elena Bartone:”Spesso le nostre anime si incontrano / nella chiesetta delle Clarisse a Bra. / Ogni volta ho bisogno di Te, / sfiorare le mani che odorano di divino, / la tunica povera, il cordone che stringe / le membra sante. // E’ di Te che ho bisogno, non d’altro. / La tua presenza muta / suscita la preghiera / che s’innalza dove non giunge / peccato, errore, tenebra. // Un lumino e nulla più. / Il silenzio e nulla più. / Così le nostre anime si incontrano / nella chiesetta delle Clarisse a Bra:”

Elena Bartone è nata a Torre di Ruggiero – Cz- e vive in Piemonte, dove insegna Lettere. Ha vinto il premio Cesare Pavese nel 2004 e nel 2006.

Ha pubblicato Sonagliere di corallo, Libellule d’altrove, L’ora blu, Palme di velluto, Arcobaleni lunari, Una sillaba sussurrata.

 

 

Elena Bartone, Francesco nel silenzio, Lietocolle, pagine 94, Euro 13.