Al Lavoro con Dante

 

per accedere al video vi rimandiamo al sito di Luigia Sorrentino, dirrettamente al video da qui

Omaggio dei cittadini di Orvieto a Dante Alighieri nel 750° anniversario della sua nascita.
Lettura a più voci del VI canto del Purgatorio della Divina Commedia.

Nel 2015 si festeggiano i settecentocinquanta anni dalla nascita di Dante Alighieri, il più grande poeta italiano e senza ombra di dubbio uno dei massimi geni che siano mai esistiti.

In Italia e anche in molte parti del mondo la ricorrenza della sua nascita non è passata sotto silenzio e sono state avviate tutta una serie di iniziative per ricordare la nascita del Sommo Vate: incontri, seminari, giornate di studio, pubblicazioni, spettacoli, ed eventi vari.

Diverse e indimenticabili sono state le letture dantesche, che negli anni si sono succedute: Vittorio Gassman, Enrico Maria Salerno, Giorgio Albertazzi, Roberto Benigni. Confrontarsi con questi monumenti del teatro e dello spettacolo italiano genera una sorta di vertigine e qualsiasi confronto sarebbe stato velleitario. Era necessario perciò rileggere la Divina Commedia sotto un’altra chiave, o meglio ancora, farla riscoprire a chi magari l’ha solo studiata a scuola e non ha una voce impostata, né a mai avuta voce in capitolo. Ribaltare completamente l’approccio al testo, per capovolgere un assioma che negli anni è diventato sempre più pervasivo: la Divina Commedia come un’opera che viene calata dall’alto, come un testo che solo pochi degni possono offrire al mondo. Con quest’operazione abbiamo voluto sottolineare invece come Dante sia patrimonio di tutti: di pizzettai, meccanici, commesse, orafi, tabaccai, bigliettai, giornalai, ceramisti, impiegati, medici, librai, insegnanti, cantinieri, macellai, bariste, artigiani vari, studentesse. Non abbiamo voluto proporre una esegesi del testo né un’ennesima lettura da fine dicitore: abbiamo voluto che Dante divenisse cittadino fra i cittadini, forse anche spogliarlo di un’aura di sacralità che all’origine l’opera non aveva. Perché in fondo anche il poeta è un lavoratore come gli altri.

Si è perciò corso volutamente un rischio, perché Dante non è solo di chi lo sa leggere con l’intonazione corretta o di chi sa cadenzare la metrica e la scansione sillabica, non è solo di chi conosce i diversi sensi più o meno palesi, i mille riferimenti storici, filosofici, politico-religiosi, esoterici, di chi ha studiato le varie influenze provenzali o arabe. No, la Divina Commedia è di tutti, di chi lo amato e continua ad amarlo, di chi lo ha odiato e non smette di odiarlo, di chi fatica a pronunciare parole ormai inusuali e ad orecchi contemporanei complesse, di chi non afferra tutti i concetti espressi in questo mare magnum della canoscenza: di chi sa però che Dante, quando ne pronunci anche solo il nome, risulta familiare, vicino, come uno di casa, e anche se solo per una volta ne ha sentito i versi immortali. È così che Dante torna ad essere popolare, ovvero torna ad appartenere al popolo.

Il presidente Marzia Elisabetta Polacco