(…) Desiderante è colui che fugge da sua madre.
Dire addio è coltivare una rugiada per unirla con la secolarità della saliva.
La profondità del desiderio non vuole il sequestro del frutto. Desiderante è smettere di vedere la propria madre.
È l’assenza di ciò che è accaduto in un giorno che si prolunga, ed è di notte che questa assenza va affondando come un pugnale.
Povero colui che non percorre questo cammino dove sua madre non lo segue più.
Non è un disconoscersi, il conoscersi continua furioso come nei suoi giorni migliori, ma seguirlo sarebbe come bruciarsi in due in un albero, e lei desidera guardare l’albero come una pietra, come una pietra con l’iscrizione di antichi giochi (…).

foto: Manuela Rosenberger-Distacco, 2009

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