Non lo so perché mentre parliamo ti immagino
affacciato a distanza dal mare. Hai nella voce
il riposo della tramontana della notte,
quando i pesci d’argento non possono
nascondersi sotto l’acqua
e c’è un faro che segna il confine con la fine del cielo.
E tutto è nero e nulla si muove.
Mi stupisce sempre quella curiosità mite che hai,
mentre mi chiedi cose a cui so rispondere solo per metà,
perché di quel confine che divide le due parti, di notte
non si scorge nulla, se non con l’immaginazione del sogno.
Cosa resta delle cose smosse dal foglio bianco non lo so.
Il sonno ritrovato ha ricucito lo strappo,
ha spezzato la punta di tutte le matite.
Avrei voluto dirti che le scatole son lì riposte nell’angolo
senza etichetta, tutto resta sparso,
in un disordine rassicurante in cui
non si ha paura di inciampare.

Di notte, tra lo spazio vuoto delle grate di città,
oggi per un momento ho visto il mare.

foto: Gregor Tais-Bosfor, 2011

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