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«In Argentina, come in quasi tutto il mondo, gli anni ’60 furono assai ricchi di novità di ogni genere. All’epoca la politica e la cultura venivano considerate e si presentavano a molti giovani intellettuali come le due facce di una stessa medaglia. In tutti i campi, alla gioventù toccò un ruolo da protagonista, ben più di quanto accada attualmente. La possibilità di un cambiamento profondo della società, e di conseguenza della vita, sembrava molto più vicina che in qualsiasi altro periodo». Così scrive il poeta e critico Jorge Fonderbrider in un saggio che ripercorre le vicende della poesia argentina dagli anni Sessanta ai Novanta, e, nel dar conto del fervore e della varietà che connotavano il panorama culturale sesentista, fa innanzitutto riferimento a El Pan Duro, associazione di giovani poeti fondata da Juan Gelman, che prevedeva l’autopubblicazione e gli interventi nelle strade dei quartieri operai, nelle mense o nei teatri: un’avventura che durò meno di un decennio e fu tuttavia sufficiente a identificare il gruppo come principale portabandiera della poesia politica (il nume tutelare di Gelman era il comunista Raúl González Tuñón, con i suoi combattivi poemas civiles), fondata su una lingua semplice e accessibile e su versi liberi e irregolari, fatti per la lettura ad alta voce…. continua su alfabeta2