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Nel suo discorso alla consegna del Nobel, Iosif Brodskij dichiarava che il poeta è sempre solo un mezzo per l’esistenza della lingua e non il contrario. Principio che diviene anche il modus operandi della sua vita e della sua creatività. Una audace, appassionata e “virile” visione estetica capace di giudicare lucidamente l’umanità e le imprese umane. La lingua nel suo ruolo di memoria collettiva detta al poeta il suo posto nella cultura, nella società e nella storia.
La sua vita epica, intensa e voluminosa, a volte addirittura ingombrante – dalla prigionia in Unione Sovietica all’inevitabile volo “consigliato” dal KGB verso un nuovo inizio negli Stati Uniti, costituisce un terreno biografico fonte d’ispirazione creativa.
Nonostante la tragicità degli eventi, Brodskij fermamente “rifiuta di drammatizzarli”, va oltre nella sua visione profonda sognando di scrivere una sua “divina commedia”. Si tratta sempre di una consapevole strategia per una deliberata scelta di destino, e non di uno stile di vita. Ha raggiunto la fama internazionale, ma rimane fieramente ancorato a una continua riflessione e auto-disapprovazione, nel buio della solitudine eterna, nel tempo grigio “riflesso dall’acqua”, solo col suo agghiacciante umorismo.
La prima intervista con Brodskij di Solomon Volkov venne registrata nel 1978; da qui inizieranno una serie di incontri e conversazioni che continueranno per altri quindici anni nell’appartamento newyorchese del poeta fino a pochi mesi prima della sua morte. Nel work in progress di queste conversazioni Solomon Volkov dà prova della sua eccezionale capacità di cogliere il disegno del testo, muovendosi contemporaneamente con l’intuito dello scrittore cacciatore di dettagli e la nobile prerogativa di ben comprendere l’essenza e lo spessore creativo del suo interlocutore.
“Dialoghi” si organizza su due piani. Uno autobiografico che parte dall’infanzia dello scrittore nella Leningrado devastata dalla guerra, seguita dagli esordi di un giovane poeta (quasi subito) respinto come “parassita” dal cosiddetto “club degli scrittori ufficiali”. Tra soggiorni forzati negli ospedali psichiatrici fino all’esilio nel Nord, Brodskij descrive – non senza umorismo, – anche i tentativi del KGB per reclutarlo.

DAL TESTO – “Lei fece la sua comparsa sul palco, iniziò a dire qualcosa, ma poi, ad un certo punto, si perse, e con voce straziante iniziò a gridare: “In ginocchio! In ginocchio!” Avrebbe dovuto vedere la scena! Attorno a lei tutti singhiozzavano, e anch’io avrei dovuto fare la stessa cosa. Ma io, all’epoca con grande vergogna, oggi invece, ripensandoci, con grande orgoglio – non scoppiai in nessun pianto dirotto. Mi sembrava grande assurdità: tutti in piedi attorno a lei a tirare su col naso, e a piagnucolare; alcuni poi piangevano sul serio. Quel giorno ci lasciarono uscire prima del solito. E stranamente, anche questa volta, i miei genitori mi stavano già aspettando a casa. Mia madre era in cucina. Vivevamo in una kommunalka, un appartamento condiviso e in cucina piangevano e urlavano tutti, vicini e pentole, e anche mia madre piangeva. Sorpreso, me ne andai nella mia stanza. Ad un certo punto mio padre mi fece l’occhiolino, e così mi resi conto che potevo non sconvolgermi troppo per la morte di Stalin.”

L’AUTORE – Solomon Volkov è un musicologo di fama. È autore di vari libri tra i quali “San Pietroburgo. Da Puskin a Brodskij, storia di una capitale culturale” (tr. it. 1999) e ha curato la raccolta degli scritti di Sostakovic, “Testimonianza. Le memorie di Dmitrij Sostakovic” (tr. it. 1997).

INDICE DELL’OPERA – Una sua versione del passato, di Jakov Gordin – Prefazione, di Solomon Volkov all’edizione inglese – Capitolo 1 (Infanzia e giovinezza a Leningrado – Estate 1981-Inverno 1992) – Capitolo 2 (Marina Cvetaeva – Primavera 1980-Autunno 1990) – Capitolo 3 (Gli arresti, gli ospedali psichiatrici, il processo – Inverno 1982-primavera 1989) – Capitolo 4 (L’esilio al Nord – Primavera 1986) – Capitolo 5 (Robert Frost – Autunno 1979-Inverno 1982) – Capitolo 6 (Persecuzioni. L’espulsione in Occidente – Autunno 1981- Estate 1983) – Capitolo 7 (Wystan Hugh Auden – Autunno 1978-Primavera 1983) – Capitolo 8 (Vita a New York. La fuga di Aleksandr Godunov – Autunno 1978-Inverno 1990) – Capitolo 9 (Italia e altri viaggi – Inverno 1979-Inverno 1992) – Capitolo 10 (Ricordando Anna Achmatova – Autunno 1981-Inverno 1986) – Capitolo 11 (Rileggendo le lettere di Achmatova – Autunno 1991) – Capitolo 12 (San Pietroburgo. Memorie del futuro – Autunno 1988-Inverno 1992) – Tre lustri di parole: autobiografia brodskiana in forma di dialogo – Breve presentazione, di Solomon Volkov – Note biografiche – Note citazioni

 

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