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Editoriale

Il numero 19 de L’Ulisse intende indagare gli effetti del word processing, e più in generale dell’ambiente elettronico e della rete, sulle strutture stilistiche, retoriche, verbo-visive e macrotestuali delle scritture poetiche e narrative contemporanee. Sono individuabili, a tale proposito, forme inedite o ibride, che non si lascino spiegare se non in riferimento all’interazione con i nuovi media? Vi sono fenomeni di lunga durata, legati alla persistenza di forme tradizionali, ed eventualmente alla loro reviviscenza grazie alle tecnologie attuali? Si tratta di un territorio d’indagine ancora per lo più inesplorato e trasversale, rispetto al quale il numero presenta una prima, parziale incursione, che ci è parsa necessaria poiché a nostro avviso tale problematica coinvolge le scritture contemporanee nel loro complesso, su diversi fronti, e nei prossimi anni dovrà impegnare intensamente la critica, i cui paradigmi sono ancora tarati per lo più su un contesto precedente. Un territorio che richiede indagini che prendano in esame nuovi generi, modalità inusuali di frequentare i generi tradizionali, ed anche eventualmente pratiche di scrittura nate direttamente dalla rete.

Insieme ai fenomeni formali, il numero intende inoltre indagare anche gli aspetti di contenuto, vale a dire in che misura e come la rete e l’ambiente digitale vengano messi a tema dalle scritture contemporanee; nonché gli aspetti comunicativi e pragmatici, ovvero come questa condizione venga a ridefinire lo spazio della scrittura, i suoi attori (la modalità di fare gruppo di poeti e narratori, le riviste) e le pratiche della comunicazione, dell’organizzazione e del dibattito letterario. Ci siamo chiesti infine se la scrittura digitale, e in generale la costruzione e la traduzione del mondo attraverso lo schermo e la rete, abbia dei feedback anche sul modo di fare critica. Quali strumenti e quali prospettive vengono maggiormente sollecitati, e quali meno, rispetto al passato, e in che misura?

La sezione CORNICI, DISPOSITIVI, INTERAZIONI, con il dialogo tra Paolo Giovannetti e Andrea Miconi, mette a tema la nostra epoca quale età della scrittura potenziata, in cui il trionfo della literacy è accompagnato da una denormativizzazione della grammatica e una frantumazione della scrittura e della lettura. Un’epoca di transizione in cui, secondo l’analisi di Gherardo Bortolotti, il passaggio alla rete della scrittura tende a rimodulare il sistema di produzione e fruizione culturale, nella misura in cui il web, con la sua logica di accumulo anodino di contenuti, nega la separatezza del testo letterario da altri contesti e per altro verso genera un tipo di pubblico non selettivo: forme di comunità generate dagli utenti che mettono in crisi la topologia tradizionale scrittore/critico/pubblico che stava alla base società letteraria tradizionale. All’analisi specifica di una di queste comunità del web letterario è dedicato quindi l’intervento di Andrea Lombardi, che ricostruisce la storia emblematica del blog Nazione Indiana in una prospettiva bourdieusiana, mettendo in luce in questa esperienza una dialettica tra critica del sistema letterario precedente e integrazione in un sistema culturale ridefinito.

La sezione POETI 2.0 indaga quindi alcuni aspetti del rapporto tra scrittura elettronica e poesia. Per Gianluca Barbieri il più importante effetto del web riguarderebbe l’accorciamento degli anelli di retroazione autore-pubblico, con la tendenza alla costituzione di comunità omogenee incentrate sulla comunicazione, che per un verso sembrerebbe inibire la formazione di novità radicali, ma per altro verso potrebbe favorire pratiche minoritarie e di nicchia quali la poesia. Se poi consideriamo che la scrittura è già una digitalizzazione rispetto alla parola orale, allora si può comprende perché la scrittura elettronica abbia come effetto soprattutto di rinforzare tendenze precedenti, quali ad esempio la dimensione visiva. A quest’ultimo aspetto è dedicato in particolare il saggio di Gianluca Picconi, che concerne l’analisi di alcuni fototesti nella poesia italiana contemporanea alla luce del rapporto tra tecnica e ideologia, mostrando come le possibilità di manipolazione elettronica dell’immagine non solo facciano riemergere da tempi più antichi strutture iconotestuali e effetti di transpittorialità, ma insieme intervengano a ridefinire antifrasticamente questioni quali autorialità, funzione lirica, accesso al senso.

La sezione dedicata al MAC DI FORTINI contiene due case study sull’effetto che il rapporto con il computer ha avuto sulla scrittura di un importante poeta contemporaneo. Luca Lenzini mette in luce anzitutto come l’uso del computer non sia solo un aspetto della biografia dell’autore, ma sia significativo anche per la ricostruzione della genesi di alcuni testi del tardo Fortini, per quanto riguarda aspetti materiali, formali e ideologici. In particolare, in Composita solvantur, l’acquisizione di un lessico derivato dall’informatica, e la riflessione su alcune procedure quali l’inizializzazione – nella tensione tra cancellazione della memoria e inizio assoluto – testimonierebbero uno sforzo estremo di assumere dialetticamente i linguaggi contemporanei nella lotto contro l’ideologia del nuovo ordine di cui sono peraltro anche espressione. Marianna Marucci e Valentina Tinacci, riflettendo sulle questioni di filologia informatica che l’edizione di “Un giorno o l’altro” ha sollevato, ricostruiscono quindi il ruolo centrale che l’uso del computer ha avuto nella definizione della forma macrostestuale ibrida del testo, fornendo a Fortini nuovi potenziali organizzativi per il montaggio dell’opera, ma insieme conducendo il progetto ad un accrescimento ipertrofico e magmatico.

La sezione DOCUMENTI ripropone quindi un testo in cui Primo Levi svolge alcune considerazioni su come l’uso del personal computer sia entrato nella sua pratica di scrittura, e alcune poesie visive di Antonio Porta la cui forma compositiva risente delle prime esperienze con i calcolatori elettronici.

Nella sezione NEW MEDIA E NARRAZIONE, Anna Notaro indaga come supporti di lettura elettronici quali ebook e tablet non stiano cambiando solo il nostro modo di leggere, ma aprano anche la strada per uno storytelling interattivo, implementando forme narrative quali flash fiction e microfiction – non ignote alla tradizione, ma rilanciate dai media elettronici in un differente contesto – che incrementano la dimensione sociale della cultura letteraria. Tale dimensione sociale e interattiva è centrale anche per il saggio di Federico Pianzola su alcuni aspetti formali delle scritture twitter, ove l’indagine sull’uso dell’imperfetto è l’occasione per una riflessione a più ampio raggio su come narratività, finzionalità e letterarietà vadano trasformandosi attraverso i social media. La parte saggistica della rivista si conclude infine con la sezione CRITICA DIGITALE, in cui Stefano Ghidinelliriflette sull’ascesa delle digitalhumanities, e sul percorso di progettazione di un discorso critico multimediale messo a punto con la costruzione di un web-doc su Mario Soldati. Per un lato le digitalhumanities sembrano mettere a disposizione una serie di metodi statistico-quantitativi che forniscono dati e strumenti di visualizzazionealtrimenti inaccessibili e tematizzano una serie di presupposti taciti della critica. Per altro verso pare necessario un contrappeso critico qualitativo, che renda espliciti gli aspetti retorici e anche ideologici degli strumenti digitali.

La sezione della rivista dedicata alle LETTURE presenta una novità rilevante. Accanto alla consueta rassegna di POETI, che in questo numero accoglie testi di Luciano Cecchinel, Carmen Gallo,Guido Mazzoni, Jacopo Ramonda, Emilio Rentocchini, Manuel Tamagnini, Silvia Tripodi, Luigi Trucillo, Daniele Ventre e Edoardo Zuccato, presentiamo infatti una nutrita sezione di NARRATORI, con testi di Stefano Gallerani, Paolo Gentiluomo, Gianluca Gigliozzi, Emanuele Kraushaar, Sergio La Chiusa, Giorgio Mascitelli, Davide Orecchio, Gilda Policastro, Vanni Santoni e Alessandra Sarchi. Chiude il numero la sezione TRADOTTI, con testi di Thomas Kunst tradotto da Anna Maria Carpi, Robert Lax tradotto da Renata Morresi, Edouard Levé tradotto da Massimiliano Manganelli, Juan Carlos Mestre tradotto da Lorenzo Azzaro, Inge Müller tradotta da Ulisse Dogà, Robert Pinget tradotto da Alma Zeri, RonSilliman tradotto da Massimiliano Manganelli e AnastassisVistonitis tradotto da Katerina Papatheu.

 

Italo Testa