Con il ricordo di Yosto Randaccio, eccellente poeta  della scuola crepuscolare Romana, inauguriamo la rubrica “urgenze della memoria”. Grazie al corposo archivio che Leonardo Bizzarri offre a Lietocolle ed a tutti i lettori del blog  “i libri della stanza ascosa” la redazione ha la fortuna di riproporvi tesori passati della letteratura italiana ed europea “scampoli di letteratura dell’Ottocento e del Novecento, poeti dimenticati, vecchie antologie e altro ancora”. La collaborazione tra LietoColle e Leonardo Bizzarri cercherà di ridare merito a tutti  coloro i quali fecero di due lunghi, importanti ed articolati secoli, due secoli di grande poesia.

 

 

dal blog di Leonardo Bizzarri

Iosto Carmine Randacio, in arte Yosto Randaccio, nacque a Cagliari nel 1880 e morì a Roma nel 1965. Giovanissimo si trasferì dalla Sardegna alla capitale italiana per iscriversi alla facoltà universitaria di Lettere e Filosofia, durante le lezioni ebbe modo di conoscere poeti come Tito Marrone, Carlo Basilici e Giuseppe Piazza, coi quali instaurò un saldo rapporto di amicizia. Cominciò in quel periodo a scrivere e pubblicare i suoi versi che uscirono anche in riviste famose come “Riviera Ligure” e “La Vita Letteraria”. Nel 1909 fu dato alle stampe l’unico suo volume poetico: “Poemetti della convalescenza”. Nelle liriche di Randaccio si nota, oltre all’uso del verso libero, una rielaborazione dei temi cari al D’Annunzio ed ai crepuscolari.Opere poetiche“Poemetti della convalescenza”, Tipografia Meloni Aitelli, Cagliari 1909.Presenze in antologie“I crepuscolari”, a cura di Nino Tripodi, Edizioni del Borghese, Milano 1966 (pp. 385-396).
“Dal simbolismo al déco”, a cura di Glauco Viazzi, Einaudi, Torino 1981 (tomo secondo, pp. 399-402).
“I crepuscolari”, a cura di Francesco Grisi, Newton Compton, Roma 1990 (pp. 325-336).
“Neoidealismo e rinascenza latina tra Ottocento e Novecento”, a cura di Angela Ida Villa, LED, Milano 1999 (pp. 772-817).

Testi

CHIESA ABBANDONATA

Chiesa bianca solitaria,
sopita nel sogno de l’aria.

E le buone preghiere?
E le anime salmodianti,
e gli organi tuonanti
nel mistero de le sere?
Sento che spira un triste vento
d’esulamento.

Per dove? il mio cuore non sa,
anima de l’eternità.
La nostra tristezza chi la porta?
Quale gigante s’affatica
ne la lotta infinita
che non terminerà?

Tu pure sei morta!
Non lo senti stasera
nel vuoto di questa navata
desolata,
non lo senti questo vento
d’esulamento,
queste grida di suicida?

(Da “Poemetti della convalescenza”)