È, insomma, la vita che viene sommamente onorata, al di là delle bruttezze, dell’ingiustizia, del dolore. Perfino Negrura, una ragazza di colore, l’angela nera (a cui già nel 2013 il poeta ha dedicato dei poemetti), contiene in sé ossimoricamente  la luce della Bellezza: la sua testa decapitata sembra pronta ad un novello innesto nel tronco di un’esistenza futura più luminosa, più innamorata dell’armonia. Gian Mario Lucini  vide in Negrura  “il simbolo della bellezza stessa, non certo carnale ma neppure spirituale o stilnovistica(…), una specie di fantasia filosofica estetica”, ma anche etica, aggiungo: la sua beltà sconfessata,/ la sua bontà dimenticata e persa.

Di fatto, l’area semantica più vasta di questa silloge di Éderle è quella che riguarda la luce (a cui sono dedicati i versi a pagina 73 e 74 e, a pag. 76,“Lettera alla luce”) che è il più astratto ed insieme il più concretamente percepibile emblema della perfezione: il sole, il cielo azzurro, il fulgore delle cose, la luna, l’alba, le galassie, gli astri, riempiono, infatti, i versi di questa silloge insieme ad una grande varietà di colori.

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Il ritmo di questa poesia non è data dall’uso degli strumenti retorici o delle misure metriche; niente esiste nel mondo della letteratura contemporanea di più libero, di più svincolato dalla tradizione o da norme,  di questa versificazione ubbidiente ad un respiro del tutto personale, che varia in rapporto alle cose evocate. Il periodare procede per improvvise accensioni o oscuramenti tonali del sentimento, ad imitazione di quell’eterno contrasto tra bene e male, che è dell’esistente. Tento una definizione  dello stile di questo poeta, così sapientemente invecchiato: una disposizione  emozionale di fronte al mondo vivente.

Conosco soltanto un altro poeta italiano che ama procedere con la stessa autonomia, per grumi, silenzi, sviluppi ed improvvisazioni; ed è Walter Chiappelli (poeta di Porretta Terme, anche lui nato negli anni trenta, anche lui dedito alla musica) il cui ritmo poetico mi fa pensare ad una partitura jazzistica.

Ma Éderle  possiede anche una capacità di sviluppo e variazioni sul tema, che lo porta a privilegiare la forma narrativa: infatti, anche in questa silloge egli divide i suoi testi in “Poemetti” e  “Racconti in versi”, alcuni dei quali oltrepassano la misura dei cento versi.  Essi per lo più si leggono come pagine di un novello Zibaldone a cui sono consegnate impressioni, riflessioni, descrizioni, memorie d’un uomo che così si descrive (pag. 126): “…nato per specchiare il suo/ viso nelle acque della grande favola/ la vita di tutti gli uomini che la/ giudicano ancora sana ancora piena/ di favolose sorprese”.

 

Franca Alaimo

14 Maggio 2016