Edizione Ensemble – Collana Erranze

Il nuovo ospite di Erranze è Luigi Manzi, un poeta italiano esule in patria che ha deciso di condividere il proprio destino umano e letterario con altri esuli stranieri.

La voce alta e drammatica, quasi oracolare, che si esprime nei suoi versi sovrasta le rovine di un mondo arcaico e rurale, divenuto memoria di se stesso. Un mondo che sta scomparendo per lasciare posto all’inesorabile avanzata dell’alienazione urbana, specchio opaco di una globalizzazione disumanizzante. Il disagio e il male di vivere che vengono generati dal conflitto perenne fra queste due realtà e modi di essere segnano una profonda, terribile lacerazione del tempo vissuto; come pure la sensazione che la parola poetica sia incapace di rimarginare le ferite. Fuorivia, scritto in uno stato di elevata percezione, è in fondo un esilio dentro gli inferi dell’io centrale del poeta, laddove i conflitti risorgono in forme e figure inquietanti. Il libro è insieme testimonianza e presagio. Tanto da fare di Manzi l’unica voce, nel panorama della poesia contemporanea italiana, capace di rinnovare la tradizione visionaria.

Da sempre al di fuori delle gerarchie ufficiali, Manzi appartiene all’ultima generazione dei classici italiani che fanno grande la poesia di questo Paese, ormai costretto dagli spasmi di una grave crisi sociale e morale a ripensare i limiti e l’orizzonte della modernità.

 

La cruna

E’ più stretta
della cruna di un ago la porta nel vicolo
dove la bicicletta s’infila
senza che il ciclista
rallenti la corsa o scenda
per rifarsi il fiato.

*

Insonnia

Lungo la via i lampioni soffiano la luce
nell’oro di un flicorno. E’ notte alta;
il vento rovescia vasi e bottiglie, rotola
sul basolato. Le ombre dei palmizi
vanno e vengono sull’intonaco;
l’ubriaco si tiene alla parete: il rosso vivo del sigaretto
si spegne e si accende. Io solo
guardo dai fori delle tapparelle, respiro il fumo
che respira quello.

*

L’ossessiva

L’ossessiva armonia del tuo perimetro…

E’ l’ora in cui i miseri in cerca di ricovero
parlottano di inganni, cercano conforto,
e – sopra le lastre livide del chiostro –
sorreggono la testa,
l’uno all’altro.

La matriarca versa acqua nella scodella.

Dall’unghia che scorre sulla fronte
scende l’olio: nel fondo si deforma.
L’occhio che vi appare, si dissolve.

Da: “Fuorvia”, di Luigi Manzi, Edizioni Ensamble 2013 (euro 15,00) collana diretta da Gezim Hajdari.

Luigi Manzi è nato nel 1945 e vive a Roma. Ha esordito nel 1969 nella rivista “Nuovi Argomenti” diretta da Carocci, Moravia e Pasolini. Ha pubblicato le raccolte di poesia “La luna suburbana” (1986), “Malusanza” (1989), “Aloe” (1993), “Capo d’inverno” (1997), “Mele rosse” (2004), “Rosa corrosa” (2003) tradotta in macedone da Maria Grazia Cvetkovska e “Il muschio e la pietra” (2004), tradotta in albanese da Gezim Hajdari.

 

Gëzim Hajdari