Luigi Krischan dei conti di Wurmberg (in arte Luigi Crociato) nacque, visse e morì a Trieste tra il 1870 ed il 1935. Dopo gli studi calssici si dedicò all’insegnamento con zelo ed entusiasmo. Fu poeta, prosatore e drammaturgo. Per ciò che concerne la sua opera poetica, Crociato si dimostrò lirico aperto alle nuove tendenze (fece uso abbondante del verso libero) e toccò temi riguardanti la tradizione, la filosofia e la religione. Il suo libro migliore, dominato da una visionarità a volte lugubre, è “Canta il selvaggio”, che fu lodato, tra gli altri, da Silvio Benco.

Opere poetiche

“L’ulivo”, Tipografia Tomasich, Trieste 1900.

“L’ampolla”, Editrice Cittadini, Trieste 1908.

“Canta il selvaggio”, Voghera, Roma 1912.

“La tragedia divina”, Zanichelli, Bologna 1926.

“Le ultime liriche”, Società artistico letteraria, Trieste 1969.

Presenze in antologie

“Poeti italiani d’oltre i confini”, a cura di Giuseppe Picciòla, Sansoni Firenze 1914 (pp. 242-244).

“Dal simbolismo al déco”, a cura di Glauco Viazzi, Einaudi, Torino 1981 (tomo secondo, pp. 525-530).

Testi

 

SONNO DI VILLA

Dan canti a la messe;

dan musiche al tino;

dan tela a chi tesse.

 

Dan ombra al camino;

dan fede ai lontani;

dan serti al destino.

 

Dan rose a le mani;

dan l’ore promesse;

dan tutto…, domani.

 

Le nove! e nove volte

batte il gallo col rostro di bronzo

su la campana, e numera

le speranze che tornan furtive,

stelle filanti,

e si spengono in seno a la villa

che ha sonno…

 

Schiude in cielo la chiara finestra

del plenilunio

San Floriano, con secchia e molt’acqua

cerulea, ch’ei versa sui tetti,

intenti a una mandolinata

di grilli.

 

Stan, là intorno due frassini,

guardie campestri.

Per la strada bagnata di luna

passano due anime:

il cieco e l’armonica. Al bivio

c’è una casa:

c’è un gatto con occhi di lume

che spia.

 

Van le due anime a destra; a sinistra,

su la palancola

del torrente, va un altro fantasma,

che si ferma,

perché a battere torna quel gallo.

 

Dieci volte! Di nove è il ricordo,

la decima fila!

Fila, e si spegne ne l’acqua

che ha fretta,

e dall’amplesso dei salci

si svincola… fugge…

«Beata la villa che dorme…»

Continua la strada

quel fantasma: lo spirito mio…

(Da “Canta il selvaggio”)

 

dal blog I libri de la stanza ascosa